Latina, «Non fa il suo lavoro, rivoglio le parcelle»: avvocato picchiato e sequestrato, quattro condanne

Latina, «Non fa il suo lavoro, rivoglio le parcelle»: avvocato picchiato e sequestrato, quattro condanne
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Mercoledì 29 Luglio 2020, 11:52 - Ultimo aggiornamento: 20:30

È una storia che ha sconvolto Latina lo scorso febbraio. Un appuntamento davanti alla Procura, forse proprio per rassicurare la vittima, un avvocato casertano che poi è stato rapito, picchiato e costretto a firmare cambiali ed effetti per 110 mila euro. I fatti nel giugno 2019. I suoi aguzzini - Ernesto Pantusa, 44 anni e tre suoi complici, Fabrizio Fava, 62 anni di Tivoli; Salvatore Carleo, romano, 63 anni; Debora Fiorucci, 51 anni di Sermoneta - sono stati arrestati lo scorso inverno dai carabinieri del comando provinciale guidato dal colonnello Gabriele Vitagliano al termine di una indagine che ha portato il pm Francesco Minisci della Dda di Roma a richiedere e ottenere le ordinanze di custodia cautelare dal gip Clementina Forleo. Il piano, secondo l'accusa, viene messo a punto da Ernesto Pantusa, 44 anni, originario di Sabaudia ma viveva a Latina.

La Procura contesta a Pantusa e ai complici il sequestro di persona a scopo di estorsione con l'aggravante del metodo mafioso, rapina e lesioni ai danni dell'avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere. Ora la conclusione del processo, il pm aveva chiesto per Pantusa anni 20 di reclusione, per Fiorucci, Fava e Carleo anni 12 di reclusione. Ieri si è tenuta l'udienza di fine discussione del rito abbreviato e la lettura del dispositivo. Il giudice dell'udienza preliminare di Roma, Paola Della Monica, ha riqualificato il reato contestato di sequestro di persona a scopo di estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

In sostanza - spiegano gli avvocati della difesa - il giudice ha riconosciuto che gli imputati hanno agito al fine di esercitare il proprio diritto alla restituzione delle somme pagate nel corso degli anni al legale per prestazioni professionali che non avrebbe mai svolto nonostante l'incarico e le parcelle. Caduta l'aggravante del metodo mafioso e riconosciuto le attenuanti generiche in quanto tutti e quattro incensurati, gli imputati sono stati condannati alla pena di un anno e 6 mesi Fava, assistito dall'avvocato Merluzzi, due anni Carleo, assistito dall'avvocato Gaia Landolfi, 2 anni per la Fiorucci, avvocato Amleto Coronella e 5 anni e 4 mesi per il principale accusato, Ernesto Pantusa, assistito da Dino Lucchetti.
 

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