Salvata dalla leucemia, muore di epatite dovuta alle trasfusioni: scatta maxi-risarcimento

Lunedì 8 Ottobre 2018 di Giovanni Del Giaccio
Salvata dalla leucemia, muore di epatite dovuta alle trasfusioni: scatta maxi-risarcimento
Salvata dalla leucemia grazie alle trasfusioni, infettata e morta per epatite C perché il sangue era infetto. La Corte d'Appello di Roma con una sentenza di oggi, ha confermato la condanna del Ministero della salute a risarcire i familiari di una  donna di Latina. I quali, nel frattempo, intenteranno un'altra causa proprio per il decesso.

Le trasfusioni,   somministrate nel 1974-1975 fra l'ospedale di Velletri e il Policlinico Umberto I di Roma, hanno causato l'infezione come riconosce la Corte d'Appello, accogliendo la tesi del legale dei familiari, l'avvocato Renato Mattarelli. La signora aveva chiesto e ottenuto il risarcimento quando era ancora in vita, con la condanna del Ministero a pagare 130.000 euro con una sentenza del 2012. Come è solito fare, però, il Ministero stesso si è appellato e la donna è deceduta nel 2013 per   per cancro e metastasi al fegato. Dovute, forse, all'aggravamento dell'epatite post-trasfusionale.

«Si tratta dell'ennesima tragedia umana, questa volta in terra pontina, collegata allo scandalo del sangue infetto con centinaia di migliaia di danneggiati da trasfusioni contaminati da virus killer come quello dell'epatite B, epatite C e dell'Aids - dice l'avvocato - ai quali si aggiungono quelli contagiati dagli emoderivati».
 
Il pericolo leucemia, dopo quelle trasfusioni, sembrava scampato fino a quando nel 2008 la donna scopriva di essere affetta da epatite C  per cui chiese ed ottenne un primo indennizzo mensile di circa 710 euro (previsto dalla legge  210/1992 a tutela dei danneggiati da emotrasfusioni) «a cui è poi seguita - aggiunge Mattarelli - l'ulteriore causa di risarcimento dei danni del primo e del secondo grado terminato oggi con la conferma della vittoria».

Ogni settimana, nei Tribunali di tutta Italia, ci sono sentenze di condanna per una vicenda legata ai mancati controlli delle trasfusioni fino alla metà degli anni '90 e all'uso di farmaci emoderivati di dubbia provenienza per i quali è ancora in corso, a  Napoli, il processo a Duilio Poggiolini, all'epoca "Re Mida" della sanità italiana.
 
Va ricordato che per i ritardi nei risarcimenti la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia ma anche che ormai da anni - come sottolinea il Centro nazionale sangue - non si registrano casi di infezioni dovute a trasfusioni dati i controlli disposti dal Ministero della salute.  Ultimo aggiornamento: 13:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA