Riciclaggio e strani suicidi, i pizzini dell'avvocato Censi su Maietta

Uno dei pizzini trovati nello studio di Paolo Censi
di Marco Cusumano
Le inchieste importanti che ciclicamente travolgono Latina sembrano unite da un filo comune che non sempre è facile da sbrogliare. Ma seguendo il percorso di questo filo si incontrano nomi ricorrenti, che fanno riferimento più o meno agli stessi ambienti. E così si intrecciano persone e situazioni, come è già avvenuto nelle inchieste Olimpia e Starter, come sta avvenendo ora con l'indagine Arpalo.

L'inchiesta, avviata nell'aprile del 2015, ha consentito di svelare un complesso sistema di frode messo in atto mediante l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro, e di effettuare sequestri per un valore complessivo di oltre 40 milioni di euro.

Molto di quanto scoperto dagli investigatori lo si deve ad alcune carte trovate nello studio dell'avvocato Paolo Censi. «Quando si suicidò Censi - spiega il procuratore capo Andrea de Gasperis - l'indagine era già avviata da qualche mese, ma nel suo studio trovammo delle carte molto interessanti». Il penalista si uccise sparandosi alla testa il 23 dicembre 2015 nel suo studio in piazza Buozzi, di fronte al tribunale. L'indagine sul clamoroso suicidio portò a due rogatorie internazionali con l'autorità giudiziaria svizzera per ricostruire un enorme flusso di denaro tra Latina e il paese elvetico. Già nelle settimane successive al suicidio spuntarono i nomi dei vertici del Latina Calcio, ma naturalmente il cuore dell'indagine rimase segreto per non comprometterne lo sviluppo. Anche perché, come è stato ribadito in Procura durante la conferenza stampa, le intercettazioni portavano sempre a conversazioni con Pasquale Maietta, dialoghi inutilizzabili in quanto Maietta era deputato.

La polizia ha ricomposto alcune carte gettate nel cestino dell'immondizia all'interno dello studio di Censi, scoprendo che si trattava di dialoghi scritti, dei veri pizzini tra lui e Fabrizio Colletti. «Temevano - spiega De Gasperis - di essere intercettati e così si scrivevano dei messaggi su un foglio, ipotizzando addirittura le pene che avrebbero rischiato in caso di condanna». In effetti i fogli riportano delle scritte, pazientemente ricostruite dagli investigatori, nelle quali si legge Maietta 10 anni e Allegretti 5 anni, ma anche parole legate alla definizione dei reati come autoriciclaggio e Svizzera.

L'inchiesta sul suicidio di Censi è ancora aperta e viaggia su un binario parallelo, portandosi dietro le stesse domande di allora: perché Censi si è ucciso? Veniva minacciato da qualcuno? Forse dagli sviluppi dell'inchiesta Arpalo potranno arrivare delle risposte.

L'ELETTRAUTO
C'è poi un altro suicidio misterioso, anche se non è collegato direttamente all'indagine culminata con gli arresti di ieri. Si tratta di un elettrauto molto tifoso del Latina Calcio, trovato impiccato nella sua officina il 17 novembre 2016, all'indomani di un blitz legato all'operazione Starter, con perquisizioni e sequestri legati al Latina Calcio di Maietta.
Sin dal primo momento la polizia decise di scavare nella vita Francesco D'Agostino, 43 anni, per chiarire il suo ruolo nel giro d'affari legato a Maietta. L'ipotesi è che D'Agostino abbia avuto un ruolo come prestanome, forse era un uomo di fiducia che si era prestato per comparire formalmente come amministratore di società che di fatto erano gestite dallo studio di Maietta. Oltre all'officina in via degli Aurunci, D'Agostino era infatti socio accomandatario della Fav ma anche amministratore unico di una società, la DR Trasporti, con sede a Sonnino.
L'inchiesta Arpalo è ancora aperta e potrebbe portare a sviluppi ulteriori. Per adesso la Procura ha raccolto gravi indizi rispetto a un sofisticato sistema di riciclaggio internazionale messo in atto attraverso la nascita nel territorio svizzero di 4 società, aventi tutte sede legale a Lugano, operante nel settore della consulenza e gestione di patrimoni.

Marco Cusumano
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Martedì 17 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:27

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