«Ti faccio un bel certificato... aumm aumm», le intercettazioni del medico corrotto

Mercoledì 11 Dicembre 2019 di Marco Cusumano
«Ti faccio un bel certificato... aumm aumm». L'ordinanza del giudice Giuseppe Cario sembra un romanzo che a tratti potrebbe apparire addirittura comico, se non fosse drammaticamente reale. Una colorita descrizione di un articolato sistema di corruzione che procedeva nella totale indifferenza, come se fosse normale o addirittura legittimo.

L'avvocato Stefania Di Biagio, secondo la ricostruzione, era una procacciatrice di clienti che portava al medico Antonio Quadrino «al fine di innalzare falsamente la percentuale di invalidità». Il giudice parla di «stabile collaborazione tra i due» nell'interesse reciproco. Quadrino era a completa disposizione dell'avvocato: «Io volevo sapere che cosa ti devo scrivere, tu me lo devi dire, cioè tu mi chiedi e io opero, capito?». E poi si decidevano diagnosi con la stessa leggerezza di una lista per la spesa. «Oltre all'endogena grave e alla psicosi...» dice il medico all'avvocato... «Se vuoi mettere un ritardo mentale... un'insufficienza, dimmi tu, quello che ti serve a te».

«Anche in questo caso - scrive il giudice - l'unica preoccupazione che si pone l'avvocato è che il suo assistito riceva un punteggio alto invalidante che non comporti la revoca della patente di guida. Risulta espressamente che l'interessato non ha già conseguito invalidità alcuna».

E allora l'avvocato Di Biagio suggerisce: «Noi comunque certifichiamo che prende le medicine... che hanno ben compensato». Il medico è d'accordo: «Quindi io posso scrivere endogena grave», riferendosi alla depressione da certificare. Si pensa davvero a tutto, anche alla «terapia per rendere credibile la certificazione rilasciata, mentre il legale riflette sull'opportunità della inabilità totale che pregiudicherebbe il lavoro, oppure una invalidità meno grave che gli consenta di lavorare e prendere la pensione, tutte e due. Insomma l'obiettivo era il massimo profitto».

In un altro caso Quadrino rilascia un certificato per depressione maggiore spiegando alla paziente tutto ciò che dovrà fare quando andrà in visita presso la commissione, «affinché non ritengano depressione endoreattiva legata alla perdita della figlia in un sinistro». Nessuno scrupolo, neanche di fronte a una tragedia familiare. «Deve dire che è depressa dalla nascita - spiega il giudice - altrimenti la depressione grave da lui indicata non verrà riconosciuta e non potrà ottenere il 100% di invalidità». Interviene anche un'altra intermediaria, Tania Pannone: «Ci devi dire pure che ti prendi le medicine...».

Il medico specifica: «Non le devi prendere, te le porti in borsa, quando vai là ce le fai veè...». In un solo giorno, il 18 aprile 2018, Quadrino rilascia diversi certificati «in modo seriale» incassando illecitamente 500 euro. «Emerge - spiega il giudice Cario - il ruolo determinante dell'intermediaria Tania Pannone che procura a Quadrino gli interessati alle false certificazioni accompagnandoli e presenziando».

«Sindrome depressiva endoreativa grave, va bene?» chiede il medico a una donna, senza neppure sapere chi sia. La tariffa era sempre la stessa: 100 euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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