Lorenzo e Luigia, nozze di ferro a Latina: una storia d'amore lunga 70 anni

Lorenzo e Luigia, nozze di ferro a Latina: una storia d'amore lunga 70 anni
di Serena Nogarotto
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Domenica 4 Settembre 2022, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 17:03

Una storia nella storia. E' quella di Lorenzo Zago e Luigia Valvoli, un amore nato in gioventù che è riuscito a superare gli ostacoli e le sfide della vita, senza ricevere mai sconti. E intorno una città appena nata, esigente e in cerca di identità. Era il 6 settembre del 1952 quando i due giovani si sono dichiarati amore eterno nella chiesa di San Marco a Latina.

Quest'anno l'anniversario raggiunge quindi quota 70, le ambite "nozze di ferro". «Era un sabato e c'era un bel sole quella mattina ricorda Lorenzo abbiamo preso il pullman e siamo andati in chiesa. Dopo la cerimonia siamo tornati nel podere della mia famiglia, dove mamma aveva cucinato per tutti. Nel pomeriggio è arrivata anche la pioggia, accolta con gioia dato che non pioveva da marzo».

Mentre Lorenzo parla, Luigia tiene stretta tra le mani la foto del matrimonio: un'immagine in bianco e nero che mostra due giovani felici. Quel giorno lei indossava un tailleur grigio e una camicia di seta bianca. «Il vestito me lo aveva regalato la signora da cui lavoravo, proprietaria del primo cinema della città, il cinema dell'Aquila - spiega Luigia - Quella camicia ce l'ho ancora».

I FIGLI E I NIPOTI
La coppia ha avuto sei figli e negli anni si sono aggiunti 13 nipoti e 16 pronipoti. Una vita costellata da gioie ma anche da un dolore straziante, la perdita di un figlio per una leucemia fulminante. «Mario era un ragazzo bello e forte dice Lorenzo - Era il 1° gennaio del 1979, aveva 19 anni, quando se ne andò per sempre. Era una promessa del baseball, giocava nella squadra locale. In sua memoria è intitolato il campo comunale in via Ezio, Mario Zago, appunto».

Lorenzo e Luigia sono arrivati a Latina giovanissimi. Lui aveva 4 anni quando nel febbraio del 1932, ancor prima dell'inaugurazione dell'allora Littoria, arrivò da Villorba, in provincia di Treviso. «Alla mia famiglia era stato assegnato il podere 200 in via dell'Agora. Ho frequentato le prime due classi della scuola elementare e poi sono andato a lavorare. Sono il quinto di dodici figli. Mio padre riceveva 15mila lire al mese dall'Opera Nazionale Combattenti. Era un contadino, ma dopo la guerra ha anche raccolto i rifiuti in giro per la città con il carro e il cavallo. Nel '44 siamo stati sfollati dai tedeschi, prima nel campo profughi di Latina, poi a Borgo Grappa e infine a Sabaudia».
Anche Luigia, classe 1932, aveva 4 anni quando arrivò a Latina da Cervigliano, in provincia di Udine. Alla sua famiglia era stato assegnato un podere in via Gorgolicino, ma durante la guerra fu distrutto da una bomba. «Abbiamo sofferto la fame. Dopo il campo profughi, siamo stati a Sezze e poi siamo andati a vivere in via Persicara dove il mio papà vendeva i lupini».

La brutalità della guerra, gli anni del fascismo, il dopoguerra, i debiti che non mancavano mai. I racconti sono chiari e nitidi. «Dopo aver lavorato tanti anni da Pitton, storico mobiliere della città - continua Lorenzo - ho aperto una mia bottega di falegnameria in via Persicara, vicino casa. Costruivo bobine per la Fulgorcavi. Lavoravo fino a tarda sera». Tanti sacrifici e meritate conquiste. «Nella nostra vita non è mai mancato l'amore. Ci siamo conosciuti a una festa di Carnevale del 46 e da quel giorno non ci siamo mai lasciati. Il segreto? Volersi bene e rispettarsi. Ogni scelta è sempre stata condivisa. E a tenerci uniti c'è stata la musica: quanti valzer, mazurche e tanghi abbiamo ballato!». Un amore che hanno saputo diffondere tanto, come sottolinea la nipote Serena che, a nome di tutti i familiari, li ringrazia per aver dato loro «un prezioso esempio di vita e di amore».
Serena Nogarotto
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