Dopo 44 anni chiude Sergiacomi, il negozio punto di riferimento per l'arte a Latina

Dopo 44 anni chiude Sergiacomi, il negozio punto di riferimento per l'arte a Latina
di Lorenzo Salone
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Lunedì 26 Febbraio 2024, 08:50

LA STORIA

«Sergiacomi chiude». Dopo 44 anni di attività il negozio di belle arti è diventato un punto di riferimento del capoluogo. Abbiamo quindi ripercorso, insieme al fondatore e titolare dell'attività Gianfilippo Sergiacomi, la storia di questo negozio. «Inizialmente era un piccolo punto vendita in cui non c'era pubblico e trattavamo forniture d'ufficio all'ingrosso, in Via Don Luigi Sturzo» inizia a raccontare Sergiacomi. «Poi nel 1983 ci trasferimmo qui, aprendo anche la vendita al minuto, con un negozio a tutti gli effetti. A mano a mano abbiamo creato un angolino con due piccoli espositori di colori a olio e tempera. Quello era l'angolo delle belle arti» continua, parlando del trasferimento nell'attuale punto vendita. Oggi Sergiacomi seguita ancora a fare forniture d'ufficio, in forma molto più ridotta, ma si è orientato con crescente interesse verso le belle arti, concentrandosi su due ambiti: la pittura e l'hobbistica, che ha seguito un po' le mode del momento, come il decoupage o il più recente shabby. «Visto l'interesse dimostrato dai clienti per le arti abbiamo organizzato dei corsi di pittura qui da noi, e nel 2005 anche una mostra a Palazzo M con i lavori degli allievi. Poi dimostrazioni gratuite tutti i venerdì. La domenica, per qualche anno, abbiamo organizzato anche il "Sergiacomi porte aperte", per permettere ai clienti di prendere dimestichezza con le varie tecniche».

La scelta di concentrarsi di più sull'ambito artistico, a discapito di quello tecnico e delle forniture d'ufficio, è stata influenzata anche dalle innovazioni tecnologiche, che hanno reso non più necessari gli strumenti manuali, come pantografo e tecnigrafo, a favore di una digitalizzazione del disegno tramite i software di Cad: «Questo processo è stato molto veloce, tra la fine degli anni 90 e gli inizi del 2000, mentre il settore delle belle arti ha resistito molto di più ed è stato il vero traino del negozio.

Anche l'approccio dei clienti in questo settore, che si trattasse di artista o di hobbista, è sempre rimasto quello di un curioso, che con noi si confronta e ha piacere di essere consigliato su quale strumento acquistare» commenta Sergiacomi.

Arriva poi ad affrontare il calo delle vendite: «Il covid ha accelerato un trend che andava avanti già da un po', che poi è stato travolgente: se io dipingo e so che uso il colore polycolor numero 320, vado su internet e lo trovo. Al di là del prezzo, il giorno dopo ce l'ho a casa senza uscire. Il lockdown ha posto l'accento su questa comodità. In generale, abbiamo registrato un calo di fatturato, che ci ha messo davanti alla realtà che per come è gestita ora, l'attività non ha futuro. E alla mia età non ho più troppa voglia di rivoluzionarla». In generale, Sergiacomi non crede ci sia una disaffezione nei confronti delle arti, quanto un cambiamento profondo in atto nelle modalità di acquisto degli strumenti, soprattutto tra i più giovani, pur credendo che il negozio fisico resti fondamentale, proprio per il confronto che qui può realizzarsi tra cliente e venditore. «Questo posto l'ho creato io, ogni angolo mi ricorda qualcosa e chiuderlo è dura, è come uccidere qualcuno» commenta infine. «Vorrei dare merito alle persone di Latina: praticamente c'è stata quasi un'insurrezione per questa chiusura, mi ha veramente commosso».

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