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La parabola del clan Travali da Don't Touch al video rap

La parabola del clan Travali da Don't Touch al video rap
di Marco Cusumano
3 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Aprile 2022, 11:17

I nomi dei Travali rimbalzano, negli anni, in tutte le principali inchieste sulla criminalità di Latina. A cominciare da quella che è considerata l'indagine spartiacque nella storia della malavita locale: Don't Touch. Il colpo inflitto nel 2015 fu devastante, decapitando i vertici del clan con la figura di Costantino Cha-Cha Di Silvio, Gianluca Tuma e i Travali, considerati i padroni dello spaccio di droga specialmente nel redditizio mercato giovanile e della movida pontina. Gli arresti del 2015 crearono però spazi liberi nel mercato degli stupefacenti, tanto da spingere altri gruppi criminali verso la conquista di fette di mercato importanti, lasciate libere dal clan Travali. Proprio negli anni successivi al 2015 acquisirono forza alcuni gruppi legati al clan Di Silvio, i rivali dei Travali, che conquistarono zone di spaccio importanti, emergendo in affari consistenti legati alla droga.

L'inchiesta Don't Touch aveva aperto un nuovo solco investigativo, una maggiore consapevolezza della reale consistenza criminale dei clan di Latina, troppo a lungo sottovalutati. Negli ultimi anni, dopo l'altra grande indagine Alba Pontina che colpì il clan guidato da Armando Lallà Di Silvio, l'approccio investigativo è basato su una stretta cooperazione tra la Procura di Latina, la Dda di Roma e le forze dell'ordine del territorio per monitorare ogni movimento dei clan, rileggendo, se necessario, anche episodi del passato con un'ottica diversa. In questo modo la comprensione delle dinamiche criminali diventa un metodo di analisi che rende più chiari i singoli episodi introducendoli in un delicato sistema di equilibri, lotte interne, azioni violente. Il metodo mafioso, sempre più spesso contestato e confermato in giudizio, diventa un elemento di differenza sostanziale rispetto a episodi prima sottovalutati e archiviati come eventi di criminalità comune. Ma l'essere mafiosi rischia di diventare un merito, un vanto, se il punto di vista è quello del clan, come dimostra la famosa intervista in Tv di Maria Grazia Di Silvio, madre di Angelo, Salvatore e Valentina Travali, incalzata da un inviato di La7. «Li hanno fatti diventare loro mafiosi ma non è come dite voi abbiamo sempre fatto le estorsioni, anzi prima era anche peggio e come mai soltanto ora siamo diventati mafiosi?».

Lo scorso anno fece clamore il video rap girato ai palazzoni in Q4 dove un folto gruppo di ragazzini si atteggiava a criminali, inneggiando al clan Travali. Nel video compariva anche Valentina Travali, figlia di Giuseppe, capo del clan recentemente deceduto, sorella di Angelo e Salvatore, che è stata poi condannata a sette anni e due mesi. Dopo il video rap nel quale si vedeva la donna maneggiare grosse quantità di denaro contante, gli agenti della Squadra mobile andarono a casa sua per aggravare la misura cautelare disposta nell'inchiesta Reset. Durante la perquisizione furono trovati 49 grammi di cocaina, una penna pistola calibro 22 e un centinaio di cartucce.

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