L'omicidio Moro, ecco cosa accadde la sera di 11 anni fa

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Aldo Cepparulo
L'omicidio Moro, ecco cosa accadde la sera di 11 anni fa

Ecco cosa accadde la sera del 25 gennaio di undici anni fa. Ripubblichiamo l'articolo scritto da Aldo Cepparulo uscito la mattina successiva sulla cronaca di latina del Messaggero.

«Apri, sono io». Al citofono di Largo Cesti 32, il palazzo di otto piani dove abitava, risponde
Massimiliano Moro 46 anni. E non può sapere che con l'ascensore, fino al quarto piano dove abita in affitto in un monolocale, sta salendo la morte. Spietata esecuzione. Moro apre la porta e fa entrare un suo amico di vecchia data, uno del quale si fida ciecamente lui che ha fatto della scaltrezza e della diffidenza un must, un modo di vivere e, soprattutto, di sopravvivere. Ma fa entrare solo l'amico che lo stava per ”tradire“ mortalmente o c'era qualcun altro con lui? Gli inquirenti glissano, ma è probabile che ci sia stato un altro individuo che è entrato nel piccolo appartamento con la garanzia di essere persona fidata. I tre vanno nel salottino e parlottano. Poi Massimiliano Moro si gira ed è in quel momento che una pistola semiutomatica calibro 9x21 pone fine ai suoi giorni. Freddo e spietato, il killer gli spara due colpi, al collo e alla testa. Moro non emette neppure un rantolo, fulminato stramazza sul pavimento bocconi. 

Il killer in fuga
Intanto il killer è già lontano, svanito nella pioggia di lunedì sera. E si è portato via anche il telefono cellulare della vittima: nella memoria, probabilmente c'era un indizio importante.
Nessun testimone potrà indicare un'auto o una moto agli investigatori della Mobile che vengono coadiuvati anche dallo staff della ”giudiziaria“ della Squadra volante. Insomma, anche nel caso dell' omicidio di Moro come nell'agguato a Carmine Ciarelli nessuno ha visto né sentito.

Le perquisizioni
La Mobile si mette in moto immediatamente per le indagini sull' omicidio. Nella
notte scatta l'iter di prammatica: perquisizioni e interrogatori. Sono una decine le incursioni nelle case di pregiudicati e amici di Massimiliano Moro. Si cercano indizi e la speranza recondita è quella di trovare la pistola: una semiautomatica calibro 9.

Gli ”stub“
Ma gli investigatori della Squadra mobile, mentre sulla scena del delitto si affacciano brevemente anche i carabinieri del capitano Francesco Sessa, nella notte sottopongono ad alcuni “stub” anche quattro personaggi legati all'entourage di Massimiliano Moro. «Non dobbiamo escludere alcuna possibilità né tralasciare alcuna ipotesi» precisa il capo di gabinetto della questura, Nicolino Pepe.

Le ipotesi
«Stiamo lavorando», taglia corto il magistrato inquirente, il sostituto procuratore Marco
Giancristofaro che per tre ore ha seguito il sopralluogo nella Scientifica nell'appartamento al quarto piano. Il volto del magistrato fa trasparire un certo imbarazzo. Si capisce che a Latina la situazione sta sfuggendo di mano. Ognuno sembra andare per conto suo anche sul piano
delle indagini, ma il questore D'Angelo si affretta a puntualizzare: «Con i carabinieri c'è la massima collaborazione». Eppure in città non si avverte ancora il decantato potenziamento del controllo del territorio e l'auspicata sinergia operativa. E la guerra tra bande
continua.

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