Gangemi, condanna definitiva e risarcimento al Comune di Aprilia

Gangemi, condanna definitiva e risarcimento al Comune di Aprilia
di Marco Cusumano
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Sabato 21 Maggio 2022, 12:34

Si aprono le porte del carcere per Sergio Gangemi, attualmente ristretto ai domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato e reso definitiva la sentenza a 7 anni, 2 mesi e 20 giorni per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ma la sentenza è importante anche perché apre la strada al risarcimento a favore del Comune di Aprilia, parte civile nel processo, rappresentato dall'avvocato Giulio Vasaturo.

La Cassazione ha infatti accolto il ricorso del legale disponendo l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello di Roma nella parte riguardante le statuizioni civili. Nei precedenti gradi di giudizio, il tribunale di Velletri e la Corte di Appello di Roma avevano respinto la richiesta risarcitoria del Comune di Aprilia e del Comune di Pomezia, ritenendo non dimostrato il danno alle città provocato dal gruppo dei Gangemi attraverso reati, definiti di «estrema gravità e di elevato allarme sociale».

Ma ora la Cassazione ha ribaltato questa valutazione disponendo un nuovo procedimento civile nel quale sarà stabilito il risarcimento a favore del Comune di Aprilia. I giudici hanno invece dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato Gangemi, difeso da Pierpaolo Dell'Anno, mentre il Comune di Pomezia, altra parte civile, non ha impugnato la sentenza. Gli atti saranno ora inviati alla Corte d'Appello civile di Roma per la quantificazione del danno causato da Gangemi.

«È una sentenza estremamente importante con cui la più alta giurisdizione ha autorevolmente avallato l'impegno dell'amministrazione comunale per la legalità ed a tutela dell'immagine e della sicurezza dei cittadini di Aprilia» commenta l'avvocato Giulio Vasaturo. «Il principio di diritto sancito dalla Suprema Corte varrà a orientare la giurisprudenza, anche futura, ribadendo il diritto di ogni ente locale a pretendere il risarcimento del danno causato da tutti quei reati che, per la loro brutalità e platealità, ledono in maniera tangibile la serenità ed il buon nome di una comunità cittadina».

Sergio Gangemi, imprenditore di origine calabrese trapiantato ad Aprilia, era accusato di estorsione, usura e di aver compiuto attentati con ordigni da guerra, agendo con modalità mafiose, ai danni di due imprenditori di Aprilia e Pomezia. Il tutto con il fratello Giampiero, Patrizio Forniti, di Anzio, e Mirko Morgani, di Latina che sono sotto processo con rito ordinario.

L'inchiesta era stata avviata dalla Dda dopo che, nel luglio 2016, i carabinieri di Pomezia avevano raccolto la denuncia di un imprenditore contro la cui abitazione erano stati esplosi colpi di arma da fuoco. A terra c'erano in effetti bossoli, 28 in tutto, calibro 223 Remington e la vittima, dopo le prime iniziali reticenze, aveva raccontato di problemi con la famiglia Gangemi di Aprilia, che aveva chiesto 25 milioni di euro a fronte di un prestito di 13 milioni.
 

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