Epatite C, dopo 54 anni dal contagio ottiene il risarcimento di 300.000 euro

Epatite C, dopo 54 anni dal contagio ottiene il risarcimento di 300.000 euro
di Marco Cusumano
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Giovedì 20 Ottobre 2022, 12:07

Ci sono voluti 54 anni per avere giustizia dopo una trasfusione di sangue che ha provocato il contagio da epatite C. L'ennesimo caso giudiziario riguarda un 85enne di Latina che ha ottenuto un risarcimento di circa 300.000 euro. Nel 1968, all'epoca 31enne, l'uomo fu sottoposto a una trasfusione con sangue infetto all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Martedì la Corte di Appello di Roma (sentenza numero 6501) ha riconosciuto il danno provocato dalla trasfusione che, di fatto, ha rovinato la vita della vittima.

«Lo Stato italiano - spiega l'avvocato Renato Mattarelli che ha seguito il caso - aveva appellato la precedente sentenza del Tribunale di Roma del 2014 di condanna al risarcimento». L'85enne era stato contagiato dal 1968, ma soltanto nel 1996 ha scoperto di essere positivo al virus dell'epatite C. A quel punto la malattia lo aveva danneggiato silenziosamente come spesso accade.

«Dopo 54 anni di convivenza con un virus che non ha mai smesso di mangiargli lentamente il fegato - spiega l'avvocato Mattarelli - e dopo due lunghi processi di primo e secondo grado che hanno confermato l'impianto processuale, l'85enne ha una certezza: le trasfusioni del Goretti del 1968 che gli hanno rovinato la vita erano infette e potevano essere evitate». Prima di scoprire il contagio, nel 1996, l'uomo aveva accusato dei fastidi difficilmente riconducibili al problema principale, spesso si sentiva stanco, ma nessuno era riuscito a individuare la causa.

«La verità - commenta il suo legale - è che era affetto dal 1968 da una malattia che al tempo non era nemmeno conosciuta e che gli provocava una spossatezza per cui veniva deriso da colleghi e amici. All'epoca infatti il virus HCV responsabile dell'epatite C non era ancora stato isolato e solo nel 1988 venne approntato il primo test». Per questo motivo lo Stato italiano aveva appellato la sentenza, ma ora i giudici hanno dato ragione alla versione del legale dell'85enne: a prescindere dalla scoperta del virus (che in effetti nel 1968 era sconosciuto) e del fatto che solo 20 anni dopo (1988) venne approntato il primo test per rilevare l'HCV nel sangue dei donatori, «la responsabilità per i contagi da trasfusioni di sangue non decorre dagli anni in cui la scienza aveva scoperto il virus ma da quando, con i mezzi diagnostici a disposizione all'epoca, era possibile indirettamente evitare il contagio e quindi già negli anni 60».

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