«Da sette anni aspetto giustizia per mia moglie», tenta di darsi fuoco in Tribunale

«Da sette anni aspetto giustizia per mia moglie», tenta di darsi fuoco in Tribunale
di Fabrizio Scarfò
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Giovedì 30 Novembre 2023, 11:48

Un processo civile che dura da sette anni e non è ancora terminato. «La giustizia - ha urlato ieri in Tribunale - per noi non è mai arrivata». Il dolore di un marito che ha perso la moglie, il dolore di un padre con quattro figli a cui non può dare risposte. Sono questi i motivi che ieri mattina hanno spinto un cinquantenne ad entrare nel tribunale di Latina, cospargersi di benzina e minacciare di darsi fuoco nell'atrio del palazzo di giustizia. «Non sono arrabbiato - urlava - sono disperato».

C'è una storia di dolore e di sconforto dietro il suo gesto estremo. Sua moglie, Pina D'Acernio, morì a 42 anni nell'ottobre del 2016 in un tragico incidente stradale sulla 156. Un frontale drammatico. Un'auto distrutta e impennata sul guard rail, in altra accartocciata in mezzo alla strada. Due morti. La donna e un calciatore dilettante. Era la storia raccontata all'epoca sul giornale che ieri l'uomo ha portato con sé, arrotolato quando è entrato in tribunale.
Ma aveva anche altro. Dentro ai pantaloni si era nascosto una piccola boccetta piena di liquido infiammabile. Ha superato i controlli e una volta nell'atrio, a due passi dalla porta della Corte d'Assise, ha tirato fuiori il contenitore, ha tolto il tappo e ha iniziato a cospargersi il corpo di benzina: sui capelli, sul torace. Mentre la chiazza si allargava sul pavimento, un attimo prima che l'uomo tirasse fuori l'accendino, le tre guardie giurate si sono lanciati su di lui. Mentre un vigilantes prendeva l'estintore, un altro chiedeva l'invio di rinforzi al 112mentre un terzo ha cercato di calmarlo. «Ti aiutiamo noi a risolvere il problema» gli hanno detto con nervi saldi e sangue freddo.
«Ora il problema ve lo creo io» la sua risposta. Eppure, usando grande cautela e molta freddezza la vigilanza è riuscita calmarlo, ma la situazione è rimasta appesa a un filo. In pochi minuti, sono arrivate in piazza Buozzi diverse pattuglie della Squadra Volante e della Mobile, oltre agli agenti della Digos. A quel punto sono passati all'azione. Una decina di poliziotti e le tre guardie giurate lo hannoimmobilizzato. Non è stato semplice vista anche la sua stazza. L'uomo è stato poi accompagnato fuori dai sanitari del 118, arrivati in quei concitati istanti insieme ad un mezzo dei vigili del fuoco.
«Perché non c'è mai giustizia in questo Paese?» le sue prime parole una volta sedutosi in ambulanza: «In 7 anni avrò parlato tre volte con l'avvocato. Non sono arrabbiato, sono disperato: chiedo solo giustizia. Mia moglie quel giorno andava piano». Il riferimento, chiaro, all'incidente che costò la vita alla sua compagna e alla successiva causa civile. Ancora con gli occhi lucidi, il cinquantenne è stato trasportato in ospedale e, poco più tardi, in questura per l'identificazione e gli accertamenti.
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