Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Clan Travali, così gambizzarono il tabaccaio di via dei Mille

Clan Travali, così gambizzarono il tabaccaio di via dei Mille
di Elena Ganelli
3 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Aprile 2022, 11:26

E' una trama ininterrotta che attraversa circa dieci anni di attività criminali proseguite anche dopo i numerosi arresti da chi era rimasto a piede libero e da nuovi acquisti quella raccontata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma Roberta Conforti nell'ordinanza cautelare eseguita ieri mattina nei confronti di alcuni esponenti del clan Travali, quasi tutti già in carcere per precedenti inchieste.

Ma l'attività di spaccio e le intimidazioni non si sono mai fermate, c'è sempre stato qualche componente del gruppo che ha dato continuità agli affari e anche nel caso dell'operazione Status Quo' che ieri ha portato all'esecuzione di sette misure cautelari le indagini condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri con il coordinamento della Direzione antimafia sono andate a ritroso nel tempo ripartendo anche dalla gambizzazione del tabaccaio di via dei Mille, Marco Urbani, avvenuta nell'agosto 2014. Secondo gli investigatori della Squadra Mobile il mandante e l'esecutore materiale del ferimento sono rispettivamente Angelo Travali (che risponde di lesioni aggravate dalla premeditazione e dalle modalità mafiose), e Mohamed Jandoubi (che deve rispondere anche di altre contestazioni».

Il ferimento di Urbani secondo il magistrato è stato attuato «avvalendosi della forza di intimidazione promanante dalla appartenenza di Travali all'associazione a delinquere facente capo a Costantino Cha Cha Di Silvio e ai fratelli Angelo e Salvatore Travali e dalla condizione di assoggettamento e omertà derivanti dalla riserva di violenza costituente patrimonio principale delle associazioni in ragione dello spessore criminale dei loro appartenenti».

«Rafforzando scrive ancora il gip lo stato di subordinazione alla volontà prevaricatrice del sodalizio e la resistenza alla collaborazione con le forze dell'ordine. Ad inchiodarli ci sono anche alcune intercettazioni di conversazioni tra Costantino Di Silvio e Angelo Travali nelle quali i due parlano del ferimento del tabaccaio e esprimono soddisfazione per il fatto che gli investigatori non siano riusciti a dimostrare la loro responsabilità. «Va liscia come il due di coppe sta cosa» dice Travali.
Gli elementi raccolti all'epoca hanno trovato ampio riscontro in nuove acquisizioni che hanno determinato la riapertura delle indagini e fatto superare i dubbi che all'epoca avevano determinato l'annullamento della misura cautelare emessa proprio nei confronti di Angelo Travali. Alcuni elementi sono stati forniti dai collaboratori di giustizia. E' Agostino Riccardo a raccontare che la gambizzazione era stata decisa «per vendicare la Di Silvio, madre di Travali, denunciata per estorsione da Marco Urbani e che l'esecutore materiale era stato l'allora compagno di Valentina Travali, Mohammed Jandoubi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA