Latina, l'affare immigrazione: la mappa della corruzione e il dipendente della Prefettura infedele

Latina, l'affare immigrazione: la mappa della corruzione e il dipendente della Prefettura infedele
di Elena Ganelli
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Giovedì 25 Giugno 2020, 07:42

E' nata da una segnalazione di contratti di locazione fittizi l'operazione Ascaris che ha portato all'emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di due cittadini indiani e un pakistano, Munish Kumar, Muhammad Afzal e Devender Singh Nanda e di un impiegato della Prefettura di Latina, Danilo Nigro oltre all'iscrizione nel registro degli indagati di altre 18 persone.

L'indagine condotta dalla Digos che ha portato alla luce un sistema per favorire l'immigrazione clandestina con richieste di denaro, falsi documenti e corruzione, è partita tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018 dall'Ufficio anagrafe del Comune di Latina. A destare sospetti un nominativo ricorrente quale locatario o delegato alla registrazione di contratti di affitto fittizi, ben 48 in pochi mesi. I controlli hanno consentito di appurare che spesso i medesimi immobili erano affittati a più persone contemporaneamente; che a volte i riferimenti catastali degli immobili erano inesistenti e che in più di un'occasione il presunto affittuario non dimorava presso l'abitazione dichiarata; poi la conferma da una conversazione, ascoltata per caso dalla quale è emerso che quella persona guadagnava con non meglio precisati contratti per conto di soggetti di nazionalità indiana. Ed è proprio uno straniero che ha consentito di ricostruire il meccanismo utilizzato anche attraverso decine di intercettazioni telefoniche che inchiodano gli indagati.

«Gli elementi raccolti - scrive il gip Mario La Rosa nell'ordinanza - hanno consentito di tratteggiare un quadro piuttosto allarmante, che vede in Kumar Munish un soggetto dedito in via esclusiva a favorire l'ingresso o la permanenza illegale di suoi connazionali sul territorio dello Stato italiano». In una conversazione telefonica parlando con un connazionale Munish dice: «Tu puoi andare a Lavinio, Roma e tutte queste zone e nessuno ti dirà mai che Anil fa il lavoro fatto male; io non ho altri lavori. Per campare, io faccio solo questo lavoro, tutti i giorni faccio questo lavoro, per questo faccio bene il lavoro e se io lavorassi male, nessuno mi darebbe più lavoro».

Fondamentale anche il ruolo di Danilo Nigro, detto il pelato, che, «nonostante la pendenza di un procedimento penale a suo carico per fatti analoghi tanto da essere stato assegnato ad altro settore, ha continuato a delinquere avvalendosi delle sue conoscenze all'interno dell'amministrazione pubblica e delle competenze della moglie che risulta alle dipendenze di un'agenzia che fornisce attività di consulenza, assistenza e servizi a stranieri, il cui titolare è il padre dell'indagato, ma che è di fatto è gestita da lei».

In una conversazione con un altro straniero Kumar dice: «Ti do una bella notizia, la tua pratica è ok, il pelato ha mandato un messaggio, scrivendo di aver fatto riaprire la tua pratica». L'altro gli risponde: «Ma cosa c'ha fatto riaprire lui? Io ho rifatto la delega ieri a sua moglie che nemmeno è entrata una volta in Prefettura; sono andato io lunedì in Prefettura». E ancora Kumar: «Io per la tua pratica con lui ho pattuito per 600 euro». L'interlocutore risponde: «Va bene, io alla donna e a lui devo dare un totale di 600 euro». Kumar dice: «Sì con 600 euro, io gli ho detto che ti farà la pratica, che lui all'inizio ha detto no perché 500 vuole lui e 300 euro... io poi l'ho interrotto e gli ho detto lascia perdere che ti ho già dato 1000 euro prima, fai con questa somma e lui mi ha detto ok». Questa mattina l'interrogatorio da parte del gip dei tre arrestati, assistiti dagli avvocati Amleto Coronella e Francesco Vasaturo.

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