Confermata la confisca dei beni all’imprenditore
Vincenzo Zangrillo: impero da 22 milioni di euro

Sabato 30 Maggio 2020 di Giuseppe Mallozzi
La Corte di Appello di Roma ha confermato la confisca dei beni per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore Vincenzo Zangrillo, 60 anni, di Formia, ritenuto vicino al Clan dei Casalesi. Nel marzo 2018, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Latina, accogliendo la proposta del direttore della Dia, aveva già confiscato il suo patrimonio nelle province di Latina, Frosinone, Napoli e Isernia, e provveduto a sottoporlo anche alla misura della sorveglianza speciale per tre anni.

Con un passato da carrozziere, nel corso degli anni, Zangrillo ha fatto registrare un’improvvisa e ingiustificata espansione economica, affermandosi come imprenditore in diversi ambiti commerciali, divenendo titolare, direttamente e/o indirettamente, di numerose società operanti nei settori del trasporto merci su strada, del commercio all’ingrosso, dello smaltimento di rifiuti, della locazione immobiliare e del commercio di autovetture. Un patrimonio che comprende 200 mezzi tra autoarticolati, autovetture, motocicli, furgoni, 150 immobili come abitazioni, uffici, opifici e magazzini, 21 ettari di terreni ubicati nelle province di Latina e Frosinone, 6 società, 21 conti correnti e rapporti bancari di varia natura, per un valore di oltre 22 milioni di euro. Conosciuto nell’intero sud-pontino per la sua iniziale attività di fabbro e di gestore poi di un’officina meccanica per mezzi pesanti nel tratto iniziale della Variante Formia-Garigliano, Zangrillo fu attenzionato a più riprese dall’autorità giudiziaria, ai diversi livelli, per la sua importante ma improvvisa e ingiustificata espansione economico-imprenditoriale non solo nel suo iniziale settore lavorativo ma anche nel trasporto merci su gomma, nel commercio all’ingrosso, nello smaltimento di rifiuti, nella locazione immobiliare e del commercio di autovetture. Le indagini della Dia di Roma hanno dimostrato il nesso tra l’espansione del suo patrimonio individuale e imprenditoriale - a fronte di redditi dichiarati da Zangrillo al fisco nettamente inferiori alle reali capacità economiche - e le attività illecite commesse nel corso degli anni per le quali fu anche arrestato. La conferma della sentenza di confisca è arrivata dopo la nomina da parte della Corte d’Apello di un consulente tecnico che, alla stessa stregua di quanto fece il Tribunale di Latina, ha confermato la bontà e la validità delle indagini svolte all’epoca dalla Dia. La difesa rappresentata dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Giuseppe Stellato ha preannunciato ricorso per Cassazione. 
© RIPRODUZIONE RISERVATA