Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Travali, il blitz nella roccaforte dei "palazzoni" controllata dalle vedette del clan

Travali, il blitz nella roccaforte dei "palazzoni" controllata dalle vedette del clan
di Laura Pesino
3 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Aprile 2022, 11:16

Un appartamento all'undicesimo piano dei palazzoni, scala M, interno 44. Siamo alle vele di viale Nervi. Ed è un alloggio Ater utilizzato come base operativa dello spaccio, particolarmente strategico perché, dalla sua posizione sopraelevata, consente alle vedette un'ampia visuale dell'intero quartiere monitorando per tempo l'eventuale arrivo di estranei e pattuglie delle forze dell'ordine. Un gruppo dunque che si era ricostituito subito dopo l'ultima ondata di arresti che aveva travolto, a febbraio del 2021, il clan Di Silvio- Travali portando in carcere i fratelli Angelo e Salvatore. L'attenzione puntata delle forze dell'ordine non li aveva scoraggiati.

Il nuovo approfondimento di indagine condotto dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Latina ha messo in luce come l'organizzazione avesse ripreso a funzionare subito, capeggiata dal padre Giuseppe Travali, poi deceduto lo scorso giugno, e dalla figlia Valentina. Intorno a loro ruotavano poi varie altre figure alle quali venivano affidati diversi compiti: Gianluca Campoli si occupava del trasporto della droga e dello smercio al dettaglio; Guerrino Di Silvio e Mohamed Jandoubi invece tagliavano la cocaina e gestivano le piazze dei palazzoni e del Gionchetto per poi versare i proventi nelle casse dell'associazione; la madre dei fratelli Travali, Maria Grazia Di Silvio, era poi parte attiva dell'associazione e pur non gestendo direttamente il traffico di stupefacenti è accusata di una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un distributore di benzina lungo via Epitaffio. Fra i sette arrestati figura anche Maurizio De Bellis, ben noto alle cronache e agli archivi delle forze dell'ordine, nel ruolo di fornitore di Valentina Travali per diversi quantitativi di cocaina.

Quest'ultima, dopo la morte del padre, era diventata capo e organizzatrice dell'attività criminale, occupandosi dell'acquisto delle partite di droga, della contrattazione con i fornitori, della riscossione dei proventi degli affari, della gestione in genere degli altri associati. La piazza delle vele era di fatto la sua. Il settimo arresto è quello di Angelo Travali, in realtà già detenuto e accusato di essere il mandante della gambizzazione del tabaccaio Marco Urbani, maturata nell'ambito delle attività estorsive del clan ad agosto del 2014. Infine, un obbligo di dimora è scattato per Caterina Nduwimana, addetta alla vendita delle dosi tra i palazzoni di viale Nervi e l'area verde del quartiere Q4.

Le accuse, a vario titolo, sono di detenzione e spaccio di droga, lesioni personali, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'intero quartiere ieri è stato svegliato all'alba da un elicottero arrivato da Pratica di mare che ha sorvolato la zona monitorando dall'alto il blitz dei carabinieri, mentre l'edificio dei palazzoni e l'appartamento all'undicesimo piano venivano setacciati dai carabinieri del nucleo investigativo con l'ausilio di cani antidroga del nucleo cinofili di Santa Maria Galeria che hanno consentito di scovare e far sequestrare ai militari altre dosi di stupefacente che probabilmente il gruppo era in procinto di vendere.
Nell'ambito della stessa indagine condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri guidato dal maggiore Antonio De Lise, nelle fasi di intercettazione, emerge poi con chiarezza il ruolo di Maria Grazia Di Silvio in un'estorsione consumata ai danni del gestore di un distributore di benzina di via Epitaffio, che era già stato vittima dei Travali come accertato nella precedente inchiesta Reset. La donna, avvalendosi della forza del clan, si era presentata da lui intimandogli di pagare la somma di 2mila euro, come risarcimento per aver fatto il nome dei figli con gli investigatori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA