Clan Di Silvio, la polizia arresta Costantino: il 22enne deve scontare 4 anni e 8 mesi per rapina e estorsione

Giovedì 14 Maggio 2020 di Laura Pesino

Era stato arrestato alla fine del 2017 dalla squadra mobile di Latina per due rapine messe a segno nel capoluogo pontino nel mese di agosto dello stesso anno. Ora per il 20enne Costantino Di Silvio, figlio di Carmine e omonimo del capo del clan rom, considerato dagli investigatori uno dei giovani emergenti della criminalità locale, è arrivata la sentenza di condanna definitiva e l’arresto per i reati di rapina ed estorsione. Deve espiare 4 anni e 8 mesi di reclusione perché ritenuto in particolare il mandante di una rapina consumata ai danni di un distributore di carburanti di Latina, il Tamoil di via Bruxelles. Insieme a lui erano stati arrestati altri due pregiudicati del luogo. Le indagini erano partite dall’acquisizione dei filmati di videosorveglianza del distributore che avevano immortalato l’azione di un ragazzo, poi identificato in Alessandro Elias Lazzarini. Il passo successivo era stata l’analisi del traffico sull’utenza telefonica del giovane che ha accertato numerosi contatti telefonici tra il responsabile materiale del colpo e il coetaneo Costantino Di Silvio.
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Le indagini hanno poi messo in luce che Lazzarini era stato costretto alla rapina a causa di un debito contratto con Di Silvio per una partita di droga che non era stata pagata. Lazzarini aveva ammesso di essere l’autore materiale della rapina al benzinaio e anche di un altro colpo, avvenuto a pochi giorni di distanza, ai danni di una sala scommesse della stessa zona. Non aveva però rivelato il nome del mandante, ma al giovane rom gli investigatori erano arrivati proprio grazie ai tabulati telefonici.
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Le successive perquisizioni avevano poi consentito di chiudere il cerchio. In casa di Costantino Di Silvio erano stati infatti rinvenuti e sequestrati i capi di abbigliamento che lui stesso aveva fornito a Lazzarini per mettere a segno la rapina, insieme a una pistola semiautomatica priva di tappo rosso con alcuni proiettili a salve, un telefonino e materiale per pesare e confezionare lo stupefacente. Come verificato nel corso dell’attività investigativa, il debito di droga contratto da Lazzarini, che inizialmente ammontava a 100 euro, era salito a 400 tanto da costringere il giovane ad accettare di commettere rapine consegnando l’incasso a Di Silvio.

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