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Così i Ciarelli terrorizzavano la zona dei pub, la frase shock alla barista: "Schiava famme un cocktail e statte zitta"

Così i Ciarelli terrorizzavano la zona dei pub, la frase shock alla barista: "Schiava famme un cocktail e statte zitta"
di Marco Cusumano
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 15 Giugno 2022, 12:37 - Ultimo aggiornamento: 19:42

Non solo estorsioni e droga, il clan Ciarelli terrorizzava anche i gestori dei locali nella zona dei pub a Latina. Secondo la ricostruzione degli investigatori il 14 febbraio 2021, con le restrizioni Covid ancora attive, Roberto Ciarelli si presenta in un locale in via Neghelli e aggredisce una "barlady" con le seguenti parole: "Schiava famme un cocktail e statte zitta".

La "colpa" della ragazza era semplicemente il rispetto del divieto di consumare all'interno del locale, imposto dalla normativa anticovid vigente in quel momento.

Dopo la minaccia, Ciarelli lancia contro la barista un secchiello portabevande in acciaio e poi prende a calci e pugni il titolare del locale. Tutto questo per costringerli a servire tre vodka lemon all'interno del pub. Infine altre minacce: "Se chiamate la polizia ve strappo er core dar petto".

In un'altra occasione, sempre nella zona dei pub in via Neghelli, Roberto Ciarelli minaccia il gestore di un altro locale in questo modo: "Ma tu veramente stai aspettando i soldi per farmi un drink? Fai questi drink prima che ti do due pizze e te lo ribalto questo locale".

Secondo gli investigatori i tanti episodi emersi, ma non denunciati dalle vittime per paura di ritorsioni, si inseriscono in una precisa strategia criminale del clan che utilizza il nome della famiglia Ciarelli per spaventare le vittime e creare un clima di terrore ottenendo in questo modo qualsiasi richiesta. Da qui l'aggravante contestata del metodo mafioso.

L'operazione della polizia ha portato a 15 arresti, il gruppo organizzava estorsioni utilizzando anche Facebook

Il clan utilizzava addirittura un account specifico su Facebook per contattare le vittime delle estorsioni e obbligarle a pagare. Secondo la ricostruzione degli investigatori, guidati dal capo della Squadra Mobile di Latina Giuseppe Pontecorvo, il profilo "Puro Sangue Ciarelli" era lo strumento principale utilizzato per compiere le estorsioni attraverso il popolare social network.

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