Latina, certificati per il rientro a scuola, è subito psicosi

Domenica 27 Settembre 2020 di Francesca Balestrieri

Ogni genitore sa che i bambini con la stagione più fredda si ammalano, è normale perché sono a contatto con i loro coetanei molte ore al giorno, perché scambiano penne, matite, giocattoli in caso dei più piccoli, perché semplicemente vivono una socialità diversa rispetto agli adulti. Nell'era Covid - 19 però questo sarà un enorme problema perché basterà un raffreddore o una tosse per dover rimanere a casa da scuola e se l'assenza supera i 3 giorni per nidi e infanzia o 5 per primaria, medie e superiori ci sarà bisogno del certificato medico per essere riammessi in classe.

Ma cosa accadrà nel momento in cui il genitore porterà il figlio dal pediatra? «A meno che l'assenza per motivi sanitari non sia chiaramente non dovuta al Covid 19 come una ferita, una caduta, una stomatite, non possiamo assolutamente redigere un certificato medico legale che indichi la non contagiosità del bambino», a dirlo è il dottor Sergio Renzo Morandini, coordinatore dei pediatri per l'ordine dei medici di Latina. «Le norme sono chiare, ma la situazione è molto complessa. Con i bambini non è possibile fare una distinzione clinica tra la comune influenza e il Coronavirus perché la sintomatologia è identica quindi tosse, raffreddore, una temperatura corporea superiore ai 37,5, disfunzioni intestinali. Per fare un certificato medico legale corretto è necessario eseguire il tampone».

Ovvio che nessun pediatra potrebbe prendersi la responsabilità, anche penale per giunta, di asserire, in caso di sintomi, che il paziente non è affetto da Coronavirus. «La norma che vale per la Regione Lazio stabilisce che spiega Morandini - se l'assenza di un bambino che frequenta nido o infanzia superi i 3 giorni, quarto in poi, è necessario il certificato medico, per i più grandi, l'obbligo scatta dal sesto giorno. Vanno considerati anche gli intervalli festivi». In pratica se un bambino è assente dal venerdì saranno conteggiati anche il sabato e la domenica. Lunedì non si può essere riammessi in classe senza il documento. E la psicosi si è già generata: «Da una parte ci sono i bambini e i genitori che certamente non sono contenti della situazione perché subentra anche il problema lavorativo e quindi sociali, dall'altra la scuola che deve avere certezze per evitare il diffondersi del contagio. Questo è il prezzo da pagare per la sicurezza della collettività».

Una gestione che non sarà facile per nessuno, le famiglie da un lato con la evidente possibilità di perdere il lavoro, dall'altra la salute pubblica. Importante sarà la collaborazione tra scuola, medico e famiglia e per questo proprio giovedì si è tenuto un incontro tra Asl e pediatri dove sono state individuate delle linee di condotta comune. L'ordine medici sta stilando un documento valido per tutti gli iscritti, non solo i pediatri, in grado di chiarire i punti fondamentali per impedire il diffondersi del virus e nello stesso tempo non creare un'emergenza sociale.

Grosse speranze si ripongono sui test rapidi salivari prima di tutto perché sarà possibile avere risposte più celeri e poi perché possono essere gestiti direttamente o da mini drive in o anche negli stessi studi pediatrici: «Sicuramente scaricherebbero tanto lavoro ai laboratori di analisi, ma hanno dei limiti. Inoltre un test rapido positivo comporterebbe comunque la necessità di fare un tampone molecolare».

Un importante ruolo, invece, potrebbe svolgerlo il vaccino antinfluenzale: «Raccomandiamo di farlo sempre, non solo quest'anno, ma in questo momento c'è un vantaggio diretto su chi deciderà di farlo perché non prenderà l'influenza e uno indiretto perché meno persone avranno l'influenza, quindi si eviteranno complicanze e quindi non si andranno a riempire reparti ospedalieri che serviranno per i pazienti Covid»- conclude il pediatra.
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Ultimo aggiornamento: 16:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA