Latina, cena da 1.600 euro senza pagare: «Siamo i Casamonica»

Latina, cena da 1.600 euro senza pagare: «Siamo i Casamonica»
di Laura Pesino
4 Minuti di Lettura
Sabato 28 Maggio 2022, 15:27

Una serata a Latina per festeggiare l'uscita dal carcere di un componente della famiglia, tra aperitivi, ristorante e albergo. Tutto però alla maniera del clan, cioè consumando cibi e champagne senza pagare e pretendendo anzi denaro dagli esercenti, con tanto di minacce e intimidazioni.

Una modalità ben nota nel capoluogo pontino, di cui questa volta sono stati protagonisti tre uomini della famiglia Casamonica, Diego, 43 anni, Guido e Marco, entrambi di 23, finiti agli arresti e indagati a vario titolo per estorsione e tentata estorsione. «Lo sai chi sono io no? Lo sai chi sono i Casamonica? Io sono Casamonica Marco e quando io chiedo qualcosa è gradito che venga esaudito».
Il messaggio è chiaro. L'atteggiamento da padroni, la strafottenza, la convinzione di farla franca lo sono altrettanto. Eppure non tutte le vittime hanno ceduto alla paura e grazie alle denunce e alle testimonianze senza reticenze, che non hanno lasciato terreno fertile ai metodi criminali, l'inchiesta condotta dalla squadra mobile di Latina e coordinata dalla procura è stata chiusa a stretto giro consentendo di arrestare i tre responsabili.

I fatti risalgono al 9 marzo scorso, quando i tre uomini del clan stanziale in alcune zone di Roma decidono di trascorrere la serata nel capoluogo pontino accompagnati dalle rispettive mogli e compagne. Cominciano in un bistrot in pieno centro cittadino con un pasto a base di frutta, champagne e una costosa bottiglia di Giulio Ferrari 2008, per un valore totale 600 euro.

Fingono toni amichevoli con uno dei gestori, si presentano, gli offrono perfino del vino e lo invitano a sedersi al tavolo, parlano di affari legati alla vendita di auto a Ostia e il maggiore dei tre racconta subito di aver scontato sette anni di carcere e di essere uscito da appena due mesi. Poi obbligano il gestore a prenotare un tavolo per sei persone in ristorante al lido di Latina, specificando che si tratta di parenti di Ferdinando Ciarelli. Quando la vittima si allontana per pagare un fornitore notano subito che estrae dalla tasca 200 euro per pagarne 40 e a quel punto cominciano a entrare in azione. Diego Casamonica chiede i soldi rimanenti, 160 euro, per poter comprare dei vestiti alla moglie e assicurando a parole che quel denaro sarebbe stato subito restituito: Che non ti fidi di zio?.
Intasca il denaro e poi ovviamente si allontana dal locale insieme agli altri senza farvi più ritorno. La notte brava della famiglia prosegue poi sul lungomare, dove viene servita una lauta cena a base di pesce e champagne per 1.600 euro. Ma anche in questo caso non c'è alcuna intenzione di pagare il conto e il 43enne lo palesa subito.
Lo stratagemma utilizzato è il cambio di una banconota da 500 euro, una richiesta che viene però rifiutata dal personale del locale e anche da quello dell'hotel che si trova accanto. La risposta di Diego Casamonica è: Allora vedi di trovare 700/800 euro, me li faccio andare bene. E di fronte a un nuovo diniego insiste: Vai all'hotel e fatti dare i 300 euro, mi prendo quelli. Infine si allontana fingendo di doversi recare al bancomat a prelevare, non prima di aver afferrato con forza le mani del cameriere pronunciando la fatidica frase: E' gradito che io venga esaudito.

Mentre si consuma la sceneggiata, gli altri quattro commensali continuano a cenare ordinando frittura di pesce, chiedono poi di poter vedere la cantina con i vini più pregiati e infine si alzano passando oltre la cassa spiegando che a saldare il conto ci avrebbe pensato lo zio.
Il receptionist dell'albergo racconta agli investigatori che l'uomo di età più avanzata, Diego appunto, si ripresentò poco dopo al bancone: Quanti soldi hai in cassa? Intendeva convincere a prestargli almeno 200-300 euro: Tra 10 minuti te li riporto, ne ho bisogno che ci sono dei miei amici qui fuori. Nessuno del clan ricevette denaro in quell'occasione, ma è certo che tutti andarono via senza pagare un euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA