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Boldrini in aula: «Così mi offesero dopo la visita al parco di Latina»

Boldrini in aula: «Così mi offesero dopo la visita al parco di Latina»
3 Minuti di Lettura
Martedì 5 Luglio 2022, 10:59

«Quel pomeriggio all'intitolazione del parco cittadino ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ho trovato tra il pubblico una galassia neo fascista, migliaia di persone che gridavano insulti e facevano il saluto romano. Poi, a distanza di qualche settimana ho saputo che la polizia postale aveva individuato un fotomontaggio pubblicato da un sito e diffuso su Facebook che mi diffamava sia come donna che come terza carica dello Stato e allora ho deciso di presentare una denuncia».

L'ex presidente della Camera Laura Boldrini ha raccontato così ieri pomeriggio la vicenda che la vede come parte offesa nel processo a carico di nove persone diffamazione via web per avere con insulti indecorosi e lesivi della sua dignità. La parlamentare è stata ascoltata dal giudice monocratico del Tribunale di Latina Elena Nadile chiamata a giudicare Simone Belardinilli, Stefano Cerroni, Emanuele Evangelisti, Pasqualina Mammaro, Massimo Scialanga, Donatella Vichi, Stefano Cocuzzi, Alessandro Gambadoro, e Massimo Sozio autori secondo l'accusa di un fotomontaggio al quale sono seguiti pesantissimi commenti fino a quando, nel giro di 24 ore, il post è stato rimosso.

Assistita dall'avvocato Dario Piccioni l'ex terza carica dello Stato ha ricordato la sua visita a Latina nel luglio 2017 su invito del sindaco Damiano Coletta. «L'evento fu caratterizzato da un clima profondamente ostile, dovuto alla presenza di organizzazioni di stampo fascista e di estrema destra che si erano date appuntamento nel capoluogo pontino allo scopo di contestare me e la decisione del primo cittadino. Nelle settimane successive, appresi che sui social media, in particolare su Facebook, era apparso un fotomontaggio che raffigurava un piccolo balilla che urinava su una mia immagine, della cui realizzazione è accusato uno gli imputati mentre alle altre persone rinviate a giudizio vengono contestati i messaggi pesantemente diffamatori che ne seguirono. Proprio in quei giorni - ha spiegato - avevo deciso di dire basta ai pesanti insulti, annunciando pubblicamente che avrei denunciato gli autori. Una decisione presa non solo per difendere la mia dignità di donna ma anche perché lo ritengo un dovere, un atto di responsabilità verso le istituzioni. Non era quindi un'immagine solo sessista, non era un messaggio solo dissacratorio ma gravemente eversivo». Si torna in aula il 23 febbraio quando sarà ascoltato il sindaco Coletta.

Elena Ganelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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