Ragazzo aggredito per una chat, picchiato al parco da 8 coetanei
A Sezze babygang al femminile: una 14enne nel mirino

Ragazzo aggredito per una chat, picchiato al parco da 8 coetanei A Sezze babygang al femminile: una 14enne nel mirino
di Marco Cusumano
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Domenica 17 Aprile 2022, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 10:47

Un'allarmante escalation di aggressioni ai danni di ragazze e ragazzi giovanissimi, spesso appena 13enni, per motivi banali o del tutto inesistenti. L'ultimo episodio è avvenuto pochi giorni fa davanti a una scuola di Sezze. In azione una babygang di 14enni, tutta al femminile, che ha avvicinato la vittima, una ragazza coetanea, aggredita e insultata davanti a tutti. La giovane si è difesa, per quanto possibile, spintonando una delle ragazze che la stava aggredendo, finita per terra e poco dopo soccorsa dal 118 allertato da un testimone che ha assistito all'assurda scena di violenza.

Sull'episodio indagano le forze dell'ordine che in queste settimane sono impegnate su più fronti per chiarire aggressioni simili, sempre più frequenti e tutte caratterizzate dall'età sempre più bassa dei protagonisti.
La ragazza 14enne di Sezze è solo l'ultima di una lunga lista di vittime, molte delle quali rimaste in ombra perché hanno deciso di non presentare denuncia e in alcuni casi neppure di raccontare le violenze subite.

OTTO CONTRO UNO
L'episodio più grave, avvenuto recentemente, è senz'altro l'aggressione consumata a Latina, nel parco Falcone-Borsellino alcune settimane fa. Un episodio sul quale è stato mantenuto il più stretto riserbo per consentire indagini discrete per poter individuare il gruppo di aggressori, tutti minorenni del capoluogo.
La vittima è un ragazzo adolescente che è stato aggredito da un gruppo di coetanei, tutti intorno ai 16 anni, perché sui social circolavano degli screenshot con conversazioni tra lui e una ragazza. Una chat privata apparentemente innocente, una foto inviata per sbaglio dal ragazzo alla ragazza e poi subito cancellata con tanto di scuse. Ma la schermata è stata salvata e divulgata, forse proprio dalla ragazza, provocando così la reazione violenta del suo attuale fidanzato e dei suoi amici.

Il gruppo, secondo la ricostruzione, ha deciso di colpire il ragazzino colpevole di aver chattato la ragazza, con la quale tempo fa aveva avuto una breve relazione ormai finita. Uno sgarro perché quella ragazza ora sta con un altro. La babygang, per vendicare il presunto affronto ha così individuato il ragazzo, l'ha circondato e aggredito con calci e pugni davanti a tanti coetanei, nel parco comunale molto frequentato in quel momento. Un'aggressione molto violenta che ha visto coinvolti 8 giovani contro uno. Tutti dovevano vedere cosa accade a chi si permette di avvicinare ragazze che fanno parte di altri gruppi. Il giovane ha riportato ferite serie ed è stato medicato al pronto soccorso.

Sul caso indagano gli uomini della Questura di Latina che hanno già identificato i componenti della babygang, della quale si sta occupando la Procura e il tribunale dei Minori di Roma.

REALE E VIRTUALE
Il copione delle aggressioni viaggia spesso sul doppio binario reale-virtuale. Si creano contrasti per i motivi più banali: tanti follower, un like di troppo oppure un commento che scatena gelosie e rivalità. Poi dal web si passa alla realtà e, a quel punto, basta un incontro casuale in piazza per scatenare la violenza del branco.

«La violenza - spiega Monica Sansoni, Garante regionale per l'Infanzia e l'Adolescenza che da anni si occupa di queste tematiche - scoppia improvvisamente, senza premeditazione, a volte anche solo per uno sguardo di troppo. Ma quasi sempre dietro c'è una storia di rivalità. Non si deve però confondere il fenomeno delle babygang con quello del bullismo, come spesso accade. I gruppi di minorenni sono esempi di microcriminalità organizzata a tutti gli effetti, i protagonisti agiscono con episodi singoli mentre il bullismo si trascina per molto tempo, è un'attività costante dai risvolti psicologici importanti. I gruppi di ragazzi, le babygang, possono nascere e sciogliersi nel giro di pochi giorni, a volte durano soltanto il tempo necessario per compiere una singola azione violenta».

Non sempre chi ne fa parte proviene da situazioni di disagio. «Questo è un altro luogo comune - aggiunge Sansoni - perché registriamo tanti episodi di ragazzi senza nessun problema familiare che hanno la necessità di esternare forti stati di rabbia verso chiunque capiti a tiro, a volte senza neanche un motivo apparente, un pretesto, nulla. In alcuni casi colpiscono la vittima addirittura senza conoscerla, solo per rappresentare la propria forza nell'ambito della comunità».

Marco Cusumano
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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