Bomba ecologica ad Aprilia, petizione on line dopo il rogo alla Loas: «Adesso basta»

Domenica 16 Agosto 2020

Fare piena luce su quanto accaduto alla Loas di Aprilia, incamerare o bloccare le fidejussioni, destituire dal ruolo chi non ha controllato. Sono alcuni punti della petizione on line lanciata dall'Osservatorio sanitario permanente con il tema: ""Ministro dell’Ambiente: Maxi incendio deposito rifiuti Loas Italia Srl di Aprilia 9 agosto 2020 - Adesso basta!". In poche ore ha già raggiunto circa 2000 firme
 

 

«Nei nostri territori, dove affiorano ogni giorno discariche abusive, stoccaggi incontrollati di rifiuti di ogni genere, al trattamento degli stessi nei siti per la produzione di biogas, industrie esistenti ad alto rischio rilevante, sommati ad incurie legate al malaffare, si è purtroppo creata ad opera di un mal costume generale associata al buon affare malavitoso, una zona (quella di Aprilia) sita nel territorio Italiano classificato ad alto inquinamento e soprattutto ad elevato rischio a danno della salute pubblica. Purtroppo, e i dati di incidenza delle malattie tumorali ne sono la riprova, questa è la vera quotidianità con cui i cittadini devono convivere. Una dura e triste realtà - si legge nell'introduzione - L’ultimo incendio del 9 agosto   ha inevitabilmente aggravato e conclamato questo stato di infelice calamità, aggiungendosi alla già compromessa situazione ambientale del nostro territorio con picchi di emissioni di Tetracloro- dibenzo - diossina (Tcdd), associata a idrocarburi policiclici aromatici, superando di fatto e di gran lunga l’incendio doloso, presso la società di smaltimento Eco X di Pomezia del 5 maggio 2017». 

Vedi anche > Rogo Pomezia, nelle prime ore livello di diossina elevatissimo

L'osservatorio ricorda come in Italia sono stati  262 i roghi dolosi di impianti di stoccaggio rifiuti solo nell’ultimo anno, 690 i roghi appiccati dal 2017 ad oggi ma anche «l’assenza totale di sistemi di controllo degli impianti legati a piani di emergenza interna, di sorveglianza h24, l’eccessivo sovraccarico della materia stoccabile, presso quei centri difficilmente monitorati al controllo,   le ingenti e conseguenti ricadute sanitarie sia sull’ambiente che sui cittadini, con danni economici e derivanti dalla ripetuta perpetrazione di tali reati». 

Tra le richieste anche  un ristoro ai cittadini e l'avvio di «una procedura di immediato esproprio, bonificati e trasformati in demanio pubblico riforestato o quant’altro intervento compensativo di ristoro per il benessere pubblico»

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