Minori delle case-famiglia «comprati» con birra e sigarette: condannati gli orchi di Formia e Gaeta

Il lungomare di Mondragone
di Mary Liguori
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Venerdì 22 Maggio 2020, 09:23 - Ultimo aggiornamento: 09:45

Una birra e la ricarica telefonica, cinque euro, massimo dieci. Tanto «vale» un ragazzino sul Litorale Domitio. Tanto vale per i tre uomini che, partendo dal Lazio, quasi ogni settimana, nel 2019, andavano sulla costa casertana per adescare i minorenni, ospiti di una casa famiglia, ma anche adolescenti del ghetto bulgaro di Mondragone. Ieri, i tre sono stati condannati ciascuno a sei anni di reclusione. Si tratta di un pensionato di 74 anni residente all'Eur di Roma, e di due operai, ambedue di 52 anni, residenti a Formia e Gaeta. Per i tre, processati con rito abbreviato, l'accusa è di prostituzione minorile.

Furono le segnalazioni di alcuni cronisti della zona e dei residenti dell'area marittima di Mondragone a far partire l'indagine sfociata negli arresti eseguiti dai carabinieri nel 2019. Nell'agosto dell'anno scorso, infatti, i militari fermarono i tre uomini con l'accusa di avere avuto rapporti sessuali con ragazzini al di sotto della maggiore età in cambio di birre e ricariche per il cellulare. I tre furono avvistati in auto, sul lungomare domitiano, mentre adescavano gli adolescenti. Gli amplessi avvenivano all'interno delle vetture e sulla vicina spiaggia. Dopo le segnalazioni, partì un'indagine complessa, coordinata dalla Procura di Napoli. Un'inchiesta che dovette fare i conti anche con le resistenze di un territorio, come quello domitiano, flagellato da mille criticità dove i minori a rischio, spesso figli di immigrati, sono centinaia. Tra coloro che cercarono di denunciare quanto stava avvenendo ci fu anche un sacerdote. Ciononostante, dal momento che alcuni dei minori coinvolti vivevano in una casa famiglia della zona, diversi furono i tentativi di insabbiare l'inchiesta. Non servì a nulla. Grazie a una serie di appostamenti, i carabinieri della compagnia di Mondragone riuscirono a identificare i tre uomini, «clienti fissi» dei ragazzini, e il primo agosto del 2019 il gip di Napoli ne ordinò l'arresto.

Dopo la cattura dei tre uomini, furono avviate delle verifiche anche sulle strutture di accoglienza in cui erano ospiti. Alcuni dei minori che si prostituivano sul lungomare di Mondragone erano infatti affidati a una casa famiglia della zona ma, ciononostante, trascorrevano l'intero pomeriggio per strada, a prostituirsi, e nessuno degli operatori incaricati di controllarli si era reso conto di quanto stava avvenendo. Né all'epoca degli arresti, né oggi, è emersa una responsabilità diretta da parte della struttura e di chi ci lavora e la sentenza emessa ieri a Napoli esclude che il giro di prostituzione minorile fosse gestito anche da adulti del posto, come si ipotizzò in un primo momento.

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