Pensioni alte, così la stretta: tagli in base all’età di uscita

di Luca Cifoni
Pensioni alte se non proprio d’oro, ma soprattutto anticipate. Sia quelle passate, sia i trattamenti che saranno liquidati d’ora in poi. Il progetto di legge annunciato alla Camera da M5S e Lega mette nel mirino gli assegni previdenziali al di sopra degli 80 mila euro lordi l’anno, ricalcolandoli non in base ai contributi effettivamente versati - come pure era stato detto - ma all’età in cui si è iniziato a percepirli. Un meccanismo mutuato dalla proposta fatta a suo tempo dal presidente dell’Inps Boeri, che certamente è più facile da attuare ma penalizzerà in particolare alcune categorie di pensionati: manager usciti dal mondo del lavoro a seguito di crisi aziendali, alti gradi militari, donne. Tutte persone che indipendentemente dagli anni di carriera hanno smesso di lavorare relativamente presto, anche in virtù delle norme esistenti.

I DETTAGLI
Il provvedimento a firma dei due capigruppo della maggioranza alla Camera, D’Uva e Molinari, è intitolato “Disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili”. Dovrebbe essere esaminato dal Parlamento già a settembre e nelle intenzioni dei promotori verrebbe approvato a Montecitorio prima della sessione di bilancio: in base alle stime interesserà 158 mila pensionati, con un effetto positivo per il bilancio dello Stato di circa 500 milioni l’anno, quindi 5 miliardi nei 10 anni dello scenario ipotizzato.

Come funziona il taglio? I trattamenti interessati sono quelli dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, degli autonomi e dei vari fondi confluiti all’interno dell’Inps compresi i dipendenti pubblici. Il ricalcolo verrà applicato anche ai vitalizi dei parlamentari e delle altre cariche elettive. Il primo parametro di cui tenere conto è l’importo lordo della pensione: 80 mila euro l’anno, che corrispondono a circa 4 mila euro netti (in realtà 100-200 in meno a seconda delle addizionali locali applicate). L’altro riferimento è appunto l’età della pensione di vecchiaia: 67 anni da 2019 in poi, in linea con quanto previsto dalla legge Fornero, e soglie via via più basse, ricalcolate all’indietro in base agli andamenti demografici, fino ai 63 anni e 7 mesi per chi ha lasciato il lavoro nell’ormai lontano periodo che va dal gennaio 1974 al dicembre 1976. A questo punto entrano in gioco i coefficienti di trasformazione introdotti dalla legge Dini, utilizzati per trasformare in rendita il “capitale” contributivo della pensione e graduati in base all’età del ritiro. Va ricordato che le pensioni liquidate fino al 2011 sono quasi tutte retributive “pure”, mentre dal 2012 è stata introdotta una quota contributiva crescente ma tuttora limitata.

Il meccanismo della legge M5S-Lega prevede di ridurre proprio la quota retributiva, quindi la totalità o la gran parte della pensione. L’entità del taglio viene calcolata rapportando il coefficiente relativo all’età in cui si andati in pensione a quello dell’età di riferimento. Ad esempio l’uscita per il 2000 la soglia è fissata a 65 anni: chi ha lasciato il lavoro a 60 “sconta” 5 anni di anticipo. Il confronto tra coefficienti avviene su tabelle differenziate a seconda dell’anno di effettivo ritiro ma si può dire approssimativamente che la penalizzazione valga il 2-3 per cento l’anno.

LE TUTELE
Sono previste alcune clausole di salvaguardia. Innanzitutto la pensione non potrà in ogni caso essere ridotta sotto gli 80 mila euro lordi. Sono esclusi dalla decurtazione i trattamenti di invalidità, di reversibilità e quelli riconosciuti alle vittime del terrorismo o del dovere. Inoltre chi ha lasciato il lavoro prima dei 57 anni si vedrà comunque fare il calcolo sul coefficiente dei 57 e in caso di più pensioni il taglio sarà applicato al massimo su due.
Sabato 11 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento: 13-08-2018 18:43

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 15 commenti presenti
2018-08-13 19:04:06
La pensionemia per legge e' una parte del reddito percepito erogato in modo differito quindi tutto quello eccedente il maturato del versato e' un privilegioche si sono presi senza giustificazione..tagliare e' un dovere
2018-08-12 11:00:04
Pian piano ritoccheranno tutte le pensioni per dare di il reddito di nullafacenza
2018-08-12 07:27:25
Con la legge Fornero non abbiamo più diritti acquisiti o costituzionalità nel sistema previdenziale. I governi o l'INPS fanno quello che vogliono. Quanto al sistema contributivo migliore di quello retributivo, siamo alla farsa: l'Inps decide ( circolare del luglio 2015) quale applicare, purché l'Inps risparmi e il pensionato sia "buggerato". Basta informarsi. Paolo Diamante Roma
2018-08-12 06:10:13
Certo che con un esperto di previdenza come il signor sr. e qualcosa non vedo la difficoltà a sostituire il presidente dell'Inps ormai in scadenza. H sicuramente fatto studi approfonditi, ... come quello in carica. I lsistema contributivo non garantisce proprio nulla se lo stato non versa i contributi dei suoi dipendenti ed il loro "zainetto" è solo virtuale.
2018-08-11 16:24:39
Chi pensa che esista una legge che sia anticostituzionale senza se e senza ma, si sta sbagliando, proprio in riguardo alle pensioni dimenticate che quell'obolo obbligatorio versato da chi percepiva una pensione al di sopra di €90.000,00 ha vinto la causa ed i soldi pagati li hanno riavuti ma dopo c'è stata un'altra class action nominata " pensionati scippati "con relativa sentenza che la corte di cassazione ha detto ,più o meno , che il non pagare gli arretrati delle trattenute effettuate sugli aggiornamenti è stata giusta perché lo stato agiva in un momento di bisogno , caso strano ,è stata valida perché a pagare sono stati solo i pensionati che percepivano oltre gli €1500,00 le cifre le ho arrotondate ma più o meno sono così .Conclusione sono anticostituzionali le leggi che toccano certe classi o solo pensionati una legge ,qualsiasi sia deve essere uguali per tutti senza se e senza ma .
15
  • 254
QUICKMAP