CORONAVIRUS

Virus, in Lombardia oggi 42 morti (14.231 in totale). Cala il numero dei nuovi casi a Milano

Domenica 3 Maggio 2020
Virus, in Lombardia oggi 42 morti (14.231 in totale). A Milano 41 positivi in più rispetto a ieri

Coronavirus, i dati del contagio oggi, domenica 3 maggio 2020, a Lombardia e Milano dove i contagi, purtroppo, sono in leggero aumento rispetto a ieri. Nella regione si registrano 42 nuovi morti con il totale che sale a 14.231. Dimesse oggi altre 417 persone con le terapie intensive che si svuotano di altri tredici posti.


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Lombardia, i dati nel dettaglio

Sono 77.528 le persone contagiate in Lombardia con un aumento di 526 nuovi casi, in linea con quello di ieri (+533) anche se con soli 7.155 tamponi (ieri 13.058). Continua a calare l'aumento dei morti che sono in totale 14.231, con 42 nuovi decessi (ieri 47), così come calano i ricoverati in terapia intensiva che sono 532 (-13). Aumentano invece i ricoveri negli altri reparti (6.609, +80). Sono i dati resi noti da Regione Lombardia.

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Milano, calano i positivi. Cala il numero di positivi al coronavirus nella provincia di Milano. Il totale ammonta a 20.068 (+118) di cui 8.491 (+41) a Milano città. Ieri se ne erano registrati +249 in più nella provincia e +115 nella sola città meneghina. Quanto alle altre province, a Bergamo i positivi sono 11.453 (+59), a Brescia 13.028 (+29), a Como 3.313 (+20), a Cremona 6.106 (+18), a Lecco 2.344 (+54), a Lodi 3.047 (+30), a Monza 4.823 (+78), a Mantova 3.199 (+5), a Pavia 4.490 (+34). Invariato il numero di contagi a Sondrio 1.181, come ieri. A Varese i positivi al virus sono invece 2.783 (+68).

Il governo deve destinare più attenzioni e risorse certe alla Lombardia, se vuole davvero rilanciare l'economia del paese e la maggioranza deve smetterla di fare guerra alla Regione solo perchè di colore politico diverso». A chiederlo è il governatore della Lombardia, Attilio Fontana che, in vista della fase 2, rivendica con orgoglio quanto fatto dalla Regione fino ad oggi, si dice amareggiato per gli attacchi delle opposizioni che definisce «sciacallaggio» e invita l'esecutivo a dialogare maggiormente per «risolvere i problemi» di una ripartenza che come studiata «rischia di creare situazioni fuori controllo e contenziosi a non finire». Il governatore ricorda che «nelle famiglie contadine del secolo scorso -dice all'Adnkronos- quando c'era un'unica bistecca da mangiare la mangiava l'uomo che doveva andare a lavorare nei campi perchè era chiaro che bisognava rafforzare chi portava a casa il sostentamento per tutta la famiglia. Ecco -sottolinea- io credo che questo modo di vedere le cose dovrebbe essere esteso alla Lombardia che per anni ha trascinato il resto del paese. La regione ora dovrebbe essere quella che viene messa nelle condizioni di poter riprendere la produzione; i nostri imprenditori dovrebbero essere aiutati per poter rilanciare l'economia di tutto il paese». Anche perchè il tessuto economico lombardo è allo stremo e la situazione è sempre meno facile da tenere sotto controllo: «i nostri imprenditori -dice- soprattutto quelli della piccola e piccolissima impresa, la micro azienda e le partite iva iniziano a essere ai limiti della sopportazione. Temo che già da domani ci sia qualcuno che non è più nelle condizioni di riaprire la propria attività soprattutto nel mondo del commercio e del turismo».

Ecco perchè il governo deve intervenire presto e bene: «credo che non ci sia più molto tempo, gli interventi debbano arrivare presto e debbano essere interventi veri. È inutile raccontare di mirabolanti cifre, bisogna dire con precisione quanto e quando arriverà ora perchè più si va avanti con questa situazione più si determina la fine di tante attività. La gente deve sapere di quanto potrà disporre e se con quelle risorse potrà riprendere il lavoro». 

 Su questo fronte la Regione ha fatto il massimo: «abbiamo messo a disposizione per gli investimenti -sottolinea Fontana- tutte le risorse che avevamo facendo un grande sforzo dato che non si tratta di garanzie, ma di soldi veri che potranno essere incassati da tante aziende». Ora tocca al governo intervenire sulla regione e sul sistema produttivo lombardo «che prima che esplodesse questa pandemìa stava progettando il proprio futuro» e che all'improvviso durante l'emergenza «si è trovata attaccata in modo vergognoso, il più delle volte su notizie non vere e atti assolutamente falsi». Attacchi che Fontana non esita a definire «sciacallaggio politico. Se ci sono delle responsabilità politiche o penali -dice- saranno appurate da ben due commissioni di inchiesta e dalla magistratura. Ma questi attacchi sono la dimostrazione che non c'è nessuna volontà di andare d'accordo, nessunissima volontà di trovare un compromesso che consenta di ragionare insieme su come ripartire».

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Per il governatore è tutto chiaro: «mi sembra che la dichiarazione di guerra chiara, forte esplicita nei confronti della Lega, di parte delle opposizioni e della Regione Lombardia sia già stata fatta e depositata e questo amareggia perchè la Lombardia non si è mai tirata indietro quando si è trattato di dare una mano al resto del paese». Anche dal punto di vista sanitario la Lombardia «cura e guarisce centinaia di migliaia di persone che vengono dal resto del Paese e adesso, nel momento in cui si è trovata in un momento di difficoltà, viene trattata in questo modo; onestamente mi dispiace e dovrebbe amareggiare il resto del Paese». Perchè secondo il presidente della Regione nessuno per esempio si è permesso di polemizzare «su un piano anti pandemia che sarebbe stato aggiornato solo pochi giorni prima che scoppiasse l'emergenza, ecco, c'è da sperare che non sia vero». E però se la Lombardia avesse potuto camminare da sola sulle proprie gambe contando su una maggiore autonomia «ci saremmo presentati di fronte a questa pandemia con 2500 medici e infermieri in più il che ci avrebbe consentito nella peggiore delle ipotesi di avere un approccio migliore, così come su tutto il resto». 

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 È quindi «sciacallaggio politico chiedere la mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore al Giulio Gallera», così come appare incomprensibile non aver ascoltato meglio le proposte sulla ripartenza «sarebbe stato più opportuno per evitare fughe in avanti e forzature. Noi avevamo chiesto regole chiare e rigorose, con valutazioni territoriali». E ad esempio «una delle tante questioni che mi sono permesso di sottoporre al governo in previsione del 4 maggio è stata quella della possibilità di riaprire i centri estivi, gli oratori, così come avevo proposto al governo di consentire a uno dei genitori di stare a casa per accudire i figli, sono tutte cose che credo debbano essere prese in considerazione. C'è anche la disponibilità di Anci e di tutti i comuni nel fare un ragionamento in questa direzione e credo che ci siano due settimane durante le quali sicuramente si dovrà arrivare a una risposta».

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Per il resto la Regione non lascerà nulla di intentato per sostenere gli abitanti. Compresa la volontà di avanzare una richiesta danni di 20 miliardi alla Cina. «una richiesta avanzata dal consiglio regionale; credo valga la pena di fare un approfondimento per cercare di capire se vi sono delle mancanze da parte della Cina o no». Quanti ai giorni più bui «mai temuto di non farcela, ma sono stati giorni angoscianti vedere i letti di rianimazione che drammaticamente si riducevano nonostante i miracoli quotidiani per rimpolparli . E ai lombardi do un voto ottimo, hanno saputo dimostrare grande dignità nel momento delle sofferenze, con un grande rispetto di regole difficili da rispettare in un momento in cui si sono posti limiti alla libertà e credo di poter dire che lo dimostreranno con grande determinazione anche nella ripartenza».

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Paura picco trasporti. L'ordinanza sul trasporto pubblico locale per la fase 2 «è stata adottata a seguito di un serrato confronto sia con il Governo, sia con gli enti locali e con le società concessionarie del Tpl, a fronte di un'analisi con cui sono stati valutati gli impatti anche nella distribuzione oraria dei flussi di passeggeri. Le conclusioni dell'analisi rappresentano il rischio di un picco tra le ore 7 e le ore 8 di mattina, che potrebbe determinare il duplice effetto negativo di code per accedere ai servizi di trasporto e di un ritardo nell'ingresso al lavoro». È quanto evidenzia in una nota la Regione Lombardia. «Per questa ragione - prosegue la Regione - da un lato si raccomanda di continuare a lavorare in smartworking per le mansioni che lo consentono, a prescindere dai codici Ateco delle imprese che riprendono l'attività; dall'altro, si invitano i datori di lavoro a modulare gli ingressi e le uscite con ampie finestre temporali che consentano di distribuire la domanda di offerta più uniformemente possibile sopratutto nell'intervallo orario che va dalle ore 7 alle ore 11 di mattina».
 

Ultimo aggiornamento: 18:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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