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Vincenza Donzelli morta dopo il parto, il fratello: «Ho perso la mia migliore amica»

Vincenza Donzelli morta dopo il parto, il fratello: «Ho perso la mia migliore amica»
di Giuliana Covella
5 Minuti di Lettura
Giovedì 18 Agosto 2022, 07:31 - Ultimo aggiornamento: 10:26

«Monte di Dio ha perso il suo sorriso». Le parole di Gianluca Donzelli fanno rabbrividire, oltre che trattenere a stento le lacrime. Perché sua sorella Vincenza, scomparsa a 43 anni dopo aver dato alla luce un bimbo di 4 chili che oggi ne porta lo stesso nome, era questo e anche di più per la zona nobile a ridosso di piazza del Plebiscito. La donna che era considerata “l’anima” di Palazzo Serra di Cassano e della Galleria Borbonica che oggi, grazie a lei, è uno straordinario e suggestivo labirinto di viscere che attrae visitatori, non c’è più.

Ma è come se la sua figura aleggiasse ancora in quei meandri nascosti del sottosuolo partenopeo. Col suo sorriso. «L’inconfondibile» sorriso che tutti rammentano. Non solo chi è cresciuto con lei, come Gianluca. Donna solare, caparbia e illuminata Vincenza aveva saputo cogliere le potenzialità di una risorsa inestimabile diventata in pochi anni la maggiore attrattiva per i crocieristi che sbarcano nelle acque del Golfo. Un luogo che la sua perseveranza e la sua passione, accompagnate da una sana dose di follia, l’aveva spinta a trascinare con sé un altro sognatore, il geologo e presidente dell’associazione Borbonica Sotterranea Gianluca Minin. 

Ora in attesa di rendere l’ultimo saluto a quella giovane mamma sottratta troppo presto all’affetto del figlio, del compagno Andrea Cannavale e della sua famiglia, c’è chi ne ricorda la figura di grande rilevanza nel panorama culturale napoletano. In quella Napoli che mai ha voluto lasciare, sacrificando la sua vita per dedicarsi al primo grande amore, lo spazio Interno A14 nel cortile di Palazzo Serra di Cassano. «Ho perso la mia migliore amica, non una sorella». L’ultima volta che l’aveva vista era il 2 agosto scorso, quando insieme ad amici e parenti avevano festeggiato il suo trentanovesimo compleanno. Per Gianluca, chef di fama internazionale che vive e lavora in Australia, non è facile riabituarsi ogni volta ai ritmi e agli stili di una metropoli caotica come Napoli. Ma la prematura scomparsa della sorella maggiore ha reso ancor più traumatico il suo ritorno. 

 



«Ero felice di riabbracciare dopo due anni lei, mia madre che fino a poco tempo fa faceva volontariato per i bimbi ricoverati in ospedale e mio padre, che purtroppo è gravemente malato». Ed è a lui che Gianluca sta evitando il dolore più grande, la perdita dell’adorata figlia. Una figlia che proprio dal papà aveva recepito quell’amore per l’arte che ne avevano reso una figura di primo piano nella promozione di attività ed eventi culturali a Napoli. «Mio padre è un imprenditore edile - spiega - io e mia sorella siamo cresciuti dietro le quinte nelle stanze dei musei. Lui ci ha insegnato ad amare l’arte e la storia di questa città». Diplomatasi operatrice turistica Vincenza avrebbe voluto in realtà studiare al liceo artistico, «indirizzo che più la rispecchiava, come dimostra la sua passione per le mostre e la pittura. Così ha seguito le orme paterne e a un certo punto ha deciso di aprire il suo spazio a Monte Di Dio». Da lì è partita l’avventura, da quei locali dell’Interno A14 (di sua proprietà), dove si era lasciata immortalare insieme a ospiti “vip” come Alberto Angela e dove fino a pochi giorni prima di partorire ha accompagnato i visitatori alla scoperta della “Via delle Memorie”, come racconta Minin: «Ho creduto subito nel suo progetto. Nella prima parte della visita, a supporto di una delle nostre guide, mostrava ai turisti il filmato di come nel 2016 le stravolsi la vita sbucando in casa sua dal pavimento. Da allora abbiamo lavorato in sinergia per valorizzare quel luogo». 


Oggi le visite sono sospese in segno di lutto: «Abbiamo chiamato uno a uno chi aveva prenotato, perché nessuno di noi osa varcare quell’ingresso senza di lei». Un mondo nel quale Vincenza amava accompagnare per mano tutti, incluse le persone a lei più care. «In questi anni l’ho vista sacrificarsi per quel posto - continua il fratello - che era interamente dedicato alla nostra famiglia. Il suo sogno era far scoprire Napoli al mondo». In una delle tante immagini che li ritraggono insieme i due fratelli sorridono a mo’ di impavidi esploratori sulle scale d’accesso al tunnel borbonico: «è uno dei nostri mille ricordi, come le canzoni di Pino Daniele, le serate in discoteca dove ballavo solo con lei e i viaggi, tra tutti quello a Bali, dove aprirò un locale e l’anno prossimo avremmo dovuto festeggiare i miei 40 anni». Oggi a donare una speranza allo zio è il nipotino: «Lei diceva che avrebbe dovuto imparare a fare surf e a cucinare con me». Un pensiero che forse, solo col tempo, riscalderà il cuore di Gianluca.
 

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