Treviso, ucciso alla festa di addio al celibato. Il fratello del 20enne: «Ho visto tutto, è stato il romeno»

Martedì 2 Ottobre 2018 di Alberto Beltrame
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Treviso, ucciso alla festa di addio al celibato. Il fratello del 20enne: «Ho visto tutto, è stato il romeno»

«È lui, ne sono sicuro: è stato il rumeno ad accoltellare mio fratello. L’ho allontanato io mentre Igor mi moriva tra le braccia senza riuscire a dire nemmeno una parola». Petru si regge in piedi a stento. Esce dall’obitorio tenuto sotto braccio da due persone: ha appena visto il corpo di suo fratello minore Igor Ojovanu, ucciso a 20 anni con una coltellata alla schiena nella folle notte di Fontane.

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Alla festa d’addio al celibato c’era anche lui, e quando Florin Stingaciu e Rubin Xhika sono scesi dall’appartamento e hanno cominciato a pugnalare a destra e a manca, lui si è subito precipitato verso Igor, per difenderlo. «Il rumeno lo ha colpito con una pugnalata alla schiena ma Igor è riuscito a togliersi il coltello -spiega Petru Ojovanu- È scappato per alcuni metri ma quello lo inseguiva. Appena ho visto la scena gli sono corso incontro e sono riuscito a tirare due calci al rumeno, che a quel punto è  tornato indietro ed è scappato. Mio fratello a quel punto aveva già perso i sensi: non è riuscito a dirmi nemmeno una parola. Mi è morto sotto gli occhi, non riesco ancora a crederci».

«VOGLIO GIUSTIZIA» Petru ora chiede solo una cosa: che sia fatta giustizia. «Igor era un ragazzo splendido, sognava di diplomarsi e aprire un’attività propria, come elettricista. Quelli lì sono delle belve, ci hanno attaccato per un motivo stupido: dicevano che dovevamo andarcene via dal piazzale, perché era zona loro. Quanti erano? Di sicuro c’erano due persone con i coltelli e due ragazze. C’è chi parla di un terzo, ma io non l’ho visto. Ora voglio solo che sia fatta giustizia e che chi ha ucciso Igor e ferito gli altri ragazzi rimanga in carcere per sempre». 

MALORE IN REPARTO Ieri pomeriggio, dopo essersi svegliato, Ion Bagrin, 24 anni, il futuro sposo per il quale era stato organizzato l’addio al celibato finito in tragedia, si è sentito male in ospedale. Non era a conoscenza della morte di Igor, non poteva saperlo. Dopo la coltellata ricevuta all’addome è stato ricoverato in terapia intensiva e solo domenica pomeriggio è stato trasferito in chirurgia. Ma era sedato. «È stata mia moglie Angela a dirgli che Igor non ce l’aveva fatta - racconta il marito, papà di Ion e Stefan, l’altro figlio medicato sabato notte in pronto soccorso (ha ricevuto cinque coltellate)- Ion ha reagito malissimo, ha accusato un mancamento e ha cominciato a dare di stomaco tanto che siamo stati costretti tutti a uscire dalla stanza». Fortunatamente le condizioni di Ion (questo il suo nome di battesimo anche se tutti lo chiamano Giovanni) sono in miglioramento. Più delicate sono invece quelle di Stefano Lungu, 18 anni, che ha subito una profonda lacerazione al diaframma ed è stato sottoposto a due interventi chirurgici. L’altro ragazzo accoltellato, invece, Valentin Olaru, è stato subito dimesso all’ospedale così come Stefan Bagrin, entrambi feriti solo di striscio dalle lame impazzite dei due aggressori. «Dev’essere fatta giustizia -sbotta Angela, mamma di Ion- perchè nessuna madre provi ancora quello che sto provando io».

IN OBITORIO Ieri pomeriggio all’obitorio del Ca’ Foncello sono arrivati da tutta Italia amici e conoscenti della famiglia Ojovanu che hanno voluto abbracciare i genitori della giovane vittima e vedere per l’ultima volta il volto del 20enne. Erano oltre una sessantina di persone, alcune delle quali partite in mattinata da Bergamo e Brescia, come avevano promesso di fare quando hanno saputo la terribile notizia. «Igor era un ragazzo dolcissimo -scoppia in lacrime Irina- Ci conoscevamo sin da bambini. Lavorava e studiava, non aveva grilli per la testa e di certo non meritava di essere ammazzato come un cane in un giorno di festa. Siamo tutti sconvolti».

Ultimo aggiornamento: 16:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA