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Matias ucciso dal papà, Mirko Tomkow confessa: «Ero ubriaco e lui gridava, così l'ho fatto smettere»

L'autore dell'omicidio di Vetralla: «Matias diceva che dovevo andarmene, gli ho avvolto il nastro adesivo sulla faccia»

Matias ucciso dal papà, Mirko Tomkow confessa: «Ero ubriaco e lui gridava, così l'ho fatto smettere»
di Maria Letizia Riganelli
5 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Giugno 2022, 21:48 - Ultimo aggiornamento: 28 Giugno, 10:01

«È stato lei a uccidere suo figlio?» «Ero ubriaco, forse sì». Incalzato dalle domande del pubblico ministero, Mirko Tomkow confessa e racconta i dettagli dell’omicidio del piccolo Matias. Il bimbo di appena 10 anni ucciso a Vetralla, cittadina alle porte di Viterbo, il 16 novembre scorso. Il suo corpo era stato ritrovato dalla mamma poche ore dopo il delitto: era stato rinchiuso nel cassettone del letto matrimoniale e aveva il volto completamente ricoperto da nastro adesivo da pacchi. Tomkow, 45enne polacco, in aula ha raccontato anche le ultime parole del bambino: un grido contro di lui, perché se ne andasse dalla sua casa. «Vai via, non puoi stare qui», avrebbe detto il piccolo, appena scoperto che il papà era tornato a casa, nonostante il divieto disposto dal giudice.

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I DETTAGLI
I dettagli agghiaccianti sono stati raccontati con un filo di voce e la testa china. Non una giustificazione, però, non una scusa è giunta dall’imputato, difeso dagli avvocati Paolo Grazini e Sabina Fiorentini. Ieri mattina davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo, Tomkow ha ripercorso tutto, dall’uscita dall’Hotel Covid di Roma, all’arrivo nella casa di stradone Luzi, a Cura di Vetralla. «Sono entrato in casa e non c’era nessuno - ha spiegato - Sono entrato con le chiavi nascoste fuori in una ciabatta. Con un coltello della cucina ho aperto la porta della soffitta. Ho fumato, bevuto e aspettato. Mentre ero lì ho sentito le ruote dello zaino di mio figlio che sbattevano sui gradini e sono sceso. Appena mi ha visto ha urlato: “Vai via, non puoi stare qui”. Mentre gridava il suo telefono non smetteva di suonare. Io ero nervoso, così l’ho scaraventato a terra e messo nel lavandino del bagno. Matias però continuava a gridare. Era arrabbiato per il cellulare. Era fastidioso. Per farlo smettere ho preso lo scotch e glielo ho avvolto su tutta la faccia. Non parlava più».

Quel 16 novembre Tomkow, manovale con un grave problema di alcolismo, esce dalla struttura romana dove aveva trascorso la quarantena per il Covid e arriva alla stazione Tiburtina. Prende un treno prima per Bracciano e poi la coincidenza per Vetralla. «Ho iniziato a bere alle fermate - ha detto ancora - poi arrivato a Cura ho preso la macchina, dove mia moglie qualche giorno prima mi aveva lasciato soldi e vestiti e sono andato al supermercato a comprare la vodka. Ho preso tre bottiglie. Poi ho lasciato l’auto in un parcheggio e ho raggiunto la casa a piedi. Sapevo che non potevo avvicinarmi, ma avevo bevuto tanto ed ero nervoso».

LE BOTTIGLIE
In casa Tomkow entra con le tre bottiglie di vodka e una tanica di benzina da 5 litri. Il figlio stava per rientrare da scuola. «Matias gridava - ha continuato - perché io gli avevo rotto il telefono. Ero ubriaco e quelle urla mi davano fastidio. Prima gli ho messo una mano su naso e bocca per non farlo strillare, poi ho preso lo scotch sopra la caldaia. Quando era fermo sono andato ad aprire il cassettone e l’ho messo dentro. Non si muoveva più. A quel punto sono tornato in soffitta a fumare. Poi ho preso la benzina e l’ho sparsa per tutta la casa. Il coltello l’ho preso alla fine, ma non mi ricordo». Tomkow non ricorda di aver colpito tre volte Matias con un coltello della cucina. Non ricorda di averlo ferito al mento, al collo e al cuore. Ricorda la benzina sparsa per tutta la casa, ma non il motivo del gesto. «Non lo so se volevo bruciare tutto - ha detto ancora - ero solo molto ubriaco. Sono stato molto arrabbiato quando il giudice mi ha allontanato dalla casa e dalla mia famiglia per maltrattamenti. Io non avevo mai fatto del male a mia moglie e al bambino. Non l’ho mai minacciata di darle fuoco o di ucciderla».

Ieri avrebbe dovuto testimoniare anche la mamma di Matias, ma per evitarle ulteriori traumi la sua deposizione non ci sarà. L’ultima udienza, per la discussione e la sentenza, è prevista per il prossimo 8 luglio.
 

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