San Marco, la soprintendente Emanuela Carpani: «Rischio per i mosaici»

Sabato 16 Novembre 2019 di Laura Larcan
Gli stivali alti di gomma sono ormai la divisa quotidiana da quattro giorni. Non si ferma un attimo, Emanuela Carpani, soprintendente al patrimonio Archeologico Belle Arti e Paesaggio di Venezia. Di nuovo l’acqua alta da bollino rosso per San Marco.
«La Basilica è stata ulteriormente invasa dall’acqua, anche se ha avuto allagamenti sensibilmente più limitati rispetto a martedì notte, perché non si è superato il livello di 155 centimetri. Ma la sua posizione ribassata la fa soffrire più degli altri». 

Il vero spettro è il sale dell’acqua marina. Ci sono rischi per i mosaici?
«Il rischio di disgregazione è alto. L’acqua salata non fa bene ai mosaici. San Marco è un monumento di mosaici, non ci sono solo quelli d’oro che rivestono pareti e volte. I mosaici sono anche in basso: la basilica ha pavimenti musivi fatti di materiali marmorei e vitrei, posati con malte che hanno una natura porosa e assorbono l’acqua salata delle maree. Per gravità il sale scende giù, si deposita, cristallizzandosi. L’effetto è quello della disgregazione».

Qual è lo scenario di San Marco allora?
«All’interno la situazione è diversa. Nella cappella del Battistero l’acqua ha raggiunto circa venti centimetri, mentre nel nartece, ad un piano più basso, l’acqua è salita fino a 50 centimetri. La cripta è rimasta quasi asciutta tranne per la zona delle sepolture dei patriarchi che sono in una porzione più bassa: lì l’acqua è di circa otto centimetri. Sono state messe in azione le pompe e gli operai hanno lavato le superfici con acqua dolce». 

Forse stavolta eravate più preparati? 
«Ma i veneziani sono sempre preparati all’acqua alta. Il problema è che la notte tra martedì e mercoledì scorsi le previsione parlavano di una marea di 145 centimetri, ma il violento scirocco ha innescato un innalzamento di 45 centimetri. Le previsioni sono state imperfette. Le dirò di più, buona parte dell’edilizia di Venezia è restaurata per avere una soglia di sicurezza per maree di 160 centimetri, ma stavolta l’onda è stata di 187, e questo rappresenta l’eccezionalità. È la seconda marea più violenta dopo il 1966 e nella storia di Venezia. Non solo, ma avere due maree di oltre 145 centimetri da codice rosso a distanza di poche ore, diventa l’emergenza». 

Vero che a Venezia il fenomeno dell’acqua alta si conosce solo da 150 anni?
«Quando è stata eretta la Basilica il livello del mare era più basso di un metro. Il fenomeno dell’alta marea non si registrava. Ma l’abbassamento degli edifici per la compattazione dei terreni e il continuo innalzamento del mare hanno innescato questo fenomeno. Le prime raffigurazioni di Venezia allagata, infatti, sono dell’800». Ultimo aggiornamento: 20:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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