Venezia, anziano perde la causa con l'ex badante moldava: pignorata pensione e conto a un 90enne invalido

Pietro Nucci nella sua casa
di Vittorino Compagno
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Venerdì 24 Dicembre 2021, 09:42 - Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre, 09:29

VIGONOVO - Una favola di Natale all’incontrario dove le ferree norme della giustizia e della sua giusta (a rigor di legge) applicazione si scontrano con la realtà. Pietro Nucci è un pensionato di 90 anni, ammalato e invalido, residente a Vigonovo da 70 anni. A vedere dove vive, solo, al freddo, in mezzo a sporcizia e topi che fanno a gara per rubargli il cibo, ti prende un groppo allo stomaco. A sentirlo parlare ti assale un magone ancora più grande. La sua triste storia, inimmaginabile al giorno d’oggi nel territorio della facoltosa Riviera del Brenta, è venuta a galla dopo una segnalazione del presidente dell’associazione Avis di Vigonovo, Aldo Penazzato, che mercoledì  è andato a  recapitargli un pacco natalizio con i viveri. 

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CHI È
Toscano di origine, fiorentino per la precisione, Pietro Nucci si è trasferito in Veneto nel 1951 per amore di Caterina, la donna che poi ha sposato. Non ha figli né parenti ed è vedovo da una decina d’anni. Ha sempre fatto il muratore. Vive solo, in condizioni disumane, nella porzione più povera di un antico fabbricato veneto di via Toniolo 35, a ridosso dell’argine destro del Piovego. L’abitazione era di sua proprietà fino a pochi anni fa, poi l’ha venduta ad un prezzo stracciato ad un vicino di casa con la formula dell’usufrutto gratuito: «gratuito finché vivo», ha detto Nucci.

Riceve una pensione dall’Inps di poco superiore ai 700 euro al mese, ma dal 4 agosto non può accedere al proprio conto all’ufficio postale di Stra perché gli è stato bloccato e pignorato per motivi giudiziari. Non ha nemmeno il denaro per acquistare cibo e gas per scaldarsi. Per muoversi si appoggia ad un bastone, ma non è in grado di uscire da casa autonomamente. Per scaldarsi usa una piccola stufetta ad aria. Vive e dorme in cucina, in condizioni pietose, 24 ore su 24. Da qualche tempo, i servizi sociali del Comune gli fanno arricare da mangiare ogni A fargli compagnia solo un cane di piccola taglia. Ogni tanto riceve la visita di una guardia notturna che gli porta beni di prima necessità acquistati a sue spese. 

LA STORIA
Nucci non può accedere al proprio conto postale perché ha perso una causa giudiziaria con la sua ex badante. Ha scoperto di avere il conto postale bloccato dopo avere incaricato una assistente sociale del Comune di Vigonovo di fargli un prelievo. La sentenza emessa il 10 ottobre 2018 dalla dottoressa Anna Menegazzo, giudice del lavoro del Tribunale di Venezia, appare impietosa. La badante moldava - che lamentava di aver lavorato in nero, per un periodo, e poi di aver subito un trattamento economico inferiore al lavoro svolto - ha dichiarato al giudice di «avere prestato attività lavorativa alle sue dipendenze dal 6 settembre 2009 all’8 maggio 2013 in assenza di regolarizzazione, svolgendo mansioni di collaboratrice domestica per 7 giorni la settimana, dalle ore 8.30 alle ore 21, ed in seguito fino all’8 ottobre 2015 con medesime mansioni sulla base di un rapporto regolarizzato».

La vicenda giudiziaria si è chiusa definitivamente l’8 luglio 2020. In base alla sentenza, Nucci deve corrispondere alla badante 8.701,96 euro, liquidare le spese processuali consistenti in 2.789 euro, oltre a Iva, Cpa e spese legali, il tutto per una somma complessiva di 13.235,39 euro. Soldi che Nucci non possiede, neppure elargendo tutto l’ammontare della modesta somma esistente sul suo conto postale. E così il conto gli è stato pignorato e siccome il denaro in Posta non bastava per colmare la quota, ogni mese 20 euro di pensione gli vengono trattenuti e versati all’ex badante. «Pagavo quella donna di volta in volta, in contanti, senza richiedere ricevute e non è vero che lavorava così tanto»si difende Nucci. 
 

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