Vannini e le condanne ai Ciontoli. La mamma di Marco: «Avevo sognato mio figlio che diceva: vedrai, finirà bene»

La mamma di Marco: «Avevo sognato mio figlio che diceva: vedrai, finirà bene»
di Emanuele Rossi
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Martedì 4 Maggio 2021, 06:58 - Ultimo aggiornamento: 17:38

«Tutti dentro, non riesco ancora a crederci. Andranno in galera». Esplode Marina Conte, la madre di Marco Vannini. Sono le sue prime parole subito dopo la sentenza della Cassazione. Piange, cerca con gli occhi Valerio, il marito, per poterlo abbracciare nel corridoio del tribunale di piazza Cavour.

 

Quasi quaranta udienze, ben cinque sentenze per l'uccisione di un figlio bello come il sole.
È una liberazione?
«L'avevo sognato il mio Marco e proprio in sogno mi aveva detto che sarebbe andata bene questa sentenza. Lui era bello, stava al mare. Non l'ho detto neanche a mio marito».
È vero che attendeva la Cassazione per poter portare dei fiori a Marco?
«Lo avevo promesso: ora al nostro Marco potremo adagiare quel mazzo sulla sua tomba nel cimitero di Cerveteri. Non lo avevamo ancora fatto perché aspettavamo con ansia questo giorno, il giorno della giustizia. Che ora è arrivato e così, anche se nessuno ci ridarà indietro questo bellissimo angelo biondo, potremo elaborare il suo lutto in santa pace, senza microfoni e telecamere e senza dover più seguire udienze strazianti. Anche ieri è stato difficile. C'era pure Martina e mi ha lanciato uno sguardo di sfida ma poi ha abbassato gli occhi».
Durante l'arringa della difesa lei è uscita dall'aula, decisamente turbata. Perché?
«Cercate di mettervi nei miei panni. Sono una mamma che ha lottato 72 interminabili mesi per avere giustizia. Non verità, quella purtroppo non l'avremo mai. Non sapremo come è stato ucciso Marco però ora quel po' di dignità gli è stata resa. Lui è diventato il figlio di tutti e ora sto pensando di creare un'associazione per aiutare i giovani».

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Pacato anche ieri, come sempre, Valerio Vannini, il padre di Marco, si commuove. E mantiene il punto. «Non perdoneremo mai i Ciontoli. La loro condotta ha generato la rabbia in tutte le persone. Noi davvero non abbiamo fatto nulla. Non ci sta nessun vincitore. Noi abbiamo perso Marco e loro dovranno semplicemente scontare ciò che è giusto per non essersi presi la responsabilità e per aver deciso di non salvarlo».
A un certo punto per voi è iniziato un incubo. La morte di un figlio, il tribunale, cinque sentenze. Dove avete trovato la forza?
«Non tutti ci riescono. Noi ci siamo trovati ad affrontare una montagna insormontabile. Quando tutto sempre perso però bisogna sempre crederci, perché la giustizia esiste».

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