Valpolicella, sotto i vigneti dell'amarone viene alla luce una villa romana con mosaici intatti: è del III secolo d.C.

Mercoledì 3 Giugno 2020 di Francesco Padoa
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Italia, un paese meraviglioso. Il mondo interno conosce le nostre meraviglie artistiche, storiche, culturali, architettoniche. Ma forse neanche noi abbiamo finito di scoprire quello che i millenni hanno nascosto ai nostri occhi. E che ogni tanto viene alla luce. Talvolta per caso, in modo sorprendente. Dal nulla, da sottoterra. O dopo anni di ricerche e tentativi falliti. Come è accaduto giorni fa in provincia di Verona. Sotto le vigne della Valpolicella è spuntato fuori un tesoro archeologico: un magnifico pavimento a mosaico romano risalente a 1.700 anni fa. Che quella terra generosa delle colline veronesi potesse dar alla luce ad alcuni dei vini più pregiati del mondo è cosa nota. Ma archeologi e sopraintendenti sapevano da tempo che là sotto si trova anche un altro inestimabile patrimonio: i resti di un’area residenziale romana che tra villa e annessi ricopre una superficie di oltre mille metri quadrati. E finalmente, dopo innumerevoli decenni di tentativi, è stata riportata alla luce parte della pavimentazione e delle fondamenta della villa ubicata a nord di Negrar, scoperta dagli studiosi oltre un secolo fa. E lo sanno dall’800 circa, quando durante dei lavori agricoli emersero alcune superfici a mosaico. Al tempo, però, senza una sopraintendenza a tutelare i beni, il proprietario terriero di allora si era limitato a strappare i mosaici più belli, a venderli al Comune di Verona e a ricoprire tutto per continuare indisturbato il lavoro nei vigneti.



Se oggi una vasta superficie a mosaico, splendidamente mantenuta, è emersa alla luce del sole lo si deve all’archeologo della Soprintendenza archeologia delle belle arti e del paesaggio, Gianni De Zuccato. I tecnici, con un carotaggio mirato del suolo, stanno parzialmente scoprendo i resti del manufatto ancora presenti sotto alcuni metri di terra, con un obiettivo preciso: identificare l'esatta estensione e la esatta collocazione della antica costruzione. La villa secondo gli archeologi risale al terzo secolo dopo Cristo. 
«Quando ho avuto la tutela della zona ho deciso di interessarmi a fondo alla questione perché vedevo che c’era una grande attività edilizia intorno e la cosa mi preoccupava: lo scavo di una cantina vinicola, il garage di un bed&breakfast... c’era il rischio di perdere tutto - spiega De Zuccato - Così ho ottenuto dal ministero un piccolissimo finanziamento per iniziare le indagini l’estate scorsa e dopo uno scavo andato a vuoto siamo riusciti a trovare questo frammento di mosaico. Lo stesso già ritrovato, ma poi sepolto come se nulla fosse, nel 1922».

«La parte più bella della villa è sotto un vigneto - prosegue l'archeologo - Si tratta di un complesso residenziale di una estensione molto ampia composto da una parte residenziale grossomodo di 350-400 mq, da una parte accanto ad essa, che fa parte dello stesso complesso e che potrebbe avere identiche dimensioni, e di una terza parte a nord per un totale di più di mille metri quadrati. È stata una grande emozione: nonostante siano ormai molti anni che faccio questo lavoro è impossibile non emozionarsi di fronte a queste cose perché assieme al mosaico emergono le storie, le vite di chi l’ha costruita, abitata, vissuta. È una macchina del tempo che emerge da sottoterra».



Prossimamente la Soprintendenza si raccorderà con i proprietari dell'area e con il Comune per individuare le modalità più adeguate per rendere disponibile e visitabile questo tesoro archeologico nascosto da sempre. Il risultato non arriverà a breve e occorreranno risorse rilevanti. «Ma è importante, finalmente, tracciare la strada», spiega una nota. Il Comune, da parte sua «presterà tutta la collaborazione necessaria e ringrazia fin da ora i professionisti della Soprintendenza e i proprietari dell'area per l'unità di intenti e la disponibilità con la quale stanno perseguendo il progetto». Roberto Grison, sindaco di Negrar di Valpolicella, aggiunge:
«Riteniamo che un sito culturale di questo valore meriti attenzione e debba essere valorizzato. Per questo motivo, insieme al sovrintendente e ai responsabili dei fondi agricoli, troveremo un modo per rendere piacevole questo tesoro».
  Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 15:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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