Vaccino, quelli che non rinunciano: «Vogliamo tornare a vivere, il virus ci preoccupa di più»

Vaccino, quelli che non rinunciano: «Vogliamo tornare a vivere, il virus ci preoccupa di più»
di Claudia Guasco e Camilla Mozzetti e Mirko Polisano
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Sabato 13 Marzo 2021, 07:14 - Ultimo aggiornamento: 07:20

In fila ci sono insegnanti, medici, operatori sanitari, nonni di 79 anni che aspettano pazientemente il proprio turno e che no, non intendono rinunciare. «Perché i rischi potrebbero certamente esserci ma il Covid-19 è peggio». E quindi «No, non me ne torno a casa» e «sì, mi vaccino con AstraZeneca». Da Milano a Roma, finendo a Fiumicino: nei grandi centri-hub allestiti per portare avanti la campagna vaccinale contro il virus ieri le defezioni erano in linea con quelle dei giorni scorsi. Sintomo che il ritiro e la sospensione del lotto ABV2856 ritenuto sospetto dopo alcuni decessi avvenuti anche in Italia non sempre ha incrinato la sicurezza di chi vede nella vaccinazione l'unica arma per sconfiggere la pandemia. E nell'Italia divisa dalle distanze e dai numeri sui contagi ci si ritrova uniti.

«Ho perso amiche per il Covid, sono una docente di Scienze e il vaccino è l'unica arma per difenderci e salvarci, dobbiamo avere fiducia», dice Dalina Lello di fronte all'hub della stazione Termini a Roma. La mamma di un'infermiera di pronto soccorso, già vaccinata, parla di «Dovere civile» e Franco De Vito, prof di Tor Vergata, sentenzia: «Credo che sia un sollievo vaccinarsi, se dovessimo mettere sul piatto della bilancia i rischi della vaccinazione e quelli del Covid non credo che ci sia da ragionarci sopra».

All'hub di Termini, ieri fino alle 14 quasi 400 persone erano state vaccinate. Le defezioni? La Croce Rossa Italiana fa sapere: «Tra le 10 e le 15, in linea con quelle dei giorni scorsi». A Fiumicino è il giorno del premier Mario Draghi, in visita all'hub internazionale che ospita il centro vaccini. Prima e dopo l'arrivo del presidente del Consiglio è un via vai di insegnanti, forze dell'ordine e over 70 pronti a farsi il vaccino. Quasi nessuno ha voluto rinunciare: il caso AstraZeneca non spaventa più di tanto, l'importante per la maggior parte dei vaccinandi è ottenere l'antidoto al virus.

«Adesso tiro un sospiro di sollievo - dice Marina 76enne - qualche preoccupazione perché mi hanno impressionato alcune notizie che sono circolate nelle ultime ore ma poi ho capito che è più importante averlo fatto». «Pronto a sottopormi al vaccino AstraZeneca - aggiunge Vittorio, anche lui classe 1944 - alla mia età quello che conta è mettersi al riparo dal virus e per questo consiglio a tutti i miei coetanei di non avere tentennamenti. In caso di un'eventuale contagio non so come e se ne usciremo, meglio vaccinarsi, perché le controindicazioni sono sicuramente minori».

La fiducia

Completamente fiducioso, invece, Antonio poliziotto di 51 anni. «Mi affido completamente alla scienza che dovrebbe essere l'unica nostra stella polare in questo momento». «Avevo qualche remora iniziale - aggiunge Tiziana, giovane collaboratrice scolastica - poi ho visto le immagini di pochi giorni fa del presidente Mattarella seduto in attesa allo Spallanzani. Quell'immagine è stata potente, di una forza che mi è arrivata all'improvviso. Mi ha dato coraggio e oggi eccomi qua, pronta per vaccinarmi».

Al Nord, il canovaccio è lo stesso: Milano, ospedale in Fiera, qui da lunedì al sabato vengono iniettate 1.400 dosi al giorno e ora è il turno degli insegnanti. Cinque professoresse di un liceo classico hanno appena ricevuto il vaccino AstraZeneca e fanno capannello: «Preoccupate? Un po' si, ma ci rincuoriamo a vicenda. Dobbiamo dimostrare di essere forti. Ho pensato ai miei alunni chiusi in casa davanti al computer, dobbiamo farlo per loro».

La percentuale quotidiana di chi è inserito nella lista delle persone da vaccinare e non si presenta è del 7-8%, ieri non si sono registrati scostamenti significativi. Nessun boom di defezioni sull'onda dei timori per il lotto di fiale ritirati, ma la preoccupazione c'è. «Le persone chiedono molte più informazioni - spiegano gli addetti ai lavori - All'inizio del percorso vaccinale c'è un colloquio con un medico che esamina la scheda personale, di solito è una fase molto snella, oggi va a rilento: dobbiamo rispondere a diverse domande in più sulla sicurezza del vaccino».

C'è chi vuole approfondire gli effetti collaterali, chi domanda se è possibile sostituire AstraZeneca con Pfizer. «Ho sentito che due persone prima di me hanno rinunciato, io sono andata fino in fondo», racconta Marina, docente di matematica alle medie. La collega di italiano ammette di aver vacillato: «Quanto ho sentito la notizia dei decessi, avendo l'appuntamento il giorno dopo, mi sono venute le palpitazioni. Un po' ci ho pensato su, ero tentata di rimandare. Ma poi mi sono detta che questo vaccino bisogna farlo, se si vuole tornare a vivere».
 

 
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