Guerini: «Difesa Ue, serve coraggio. Guardia alta contro l’Isis»

Intervista al ministro della Difesa: «L’Europa sia ambiziosa, il rapporto con gli Usa è indissolubile»

Guerini: «Difesa Ue, serve coraggio. Guardia alta contro l Isis»
di Cristiana Mangani
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Domenica 14 Novembre 2021, 09:22 - Ultimo aggiornamento: 10:56

La centralità del Mediterraneo, i grandi interessi per la cybersicurezza e per lo spazio, l'esercito europeo: l'Italia è al centro di importanti sfide, tra l'esigenza di un rafforzamento con gli alleati e i rapporti di forza internazionali.
Ministro Lorenzo Guerini, sono stati nominati di recente i vertici della Difesa e, su sua indicazione, il governo ha preferito la vocazione più operativa dei militari. Privilegiare chi è stato lontano dai palazzi della politica fa parte di un nuovo corso?
«La caratteristica principale delle forze armate è la loro continuità e solidità istituzionale nel tempo. Chiaramente chi riveste ruoli di vertice porta il proprio contributo di innovazione, oggi più che mai necessaria perché viviamo un tempo di grandi sfide e di grandi cambiamenti, che riguardano anche le nostre organizzazioni di riferimento, Nato e Unione europea. L'esperienza internazionale, le capacità operative e di comando dei nuovi vertici delle forze armate italiane rispecchiano il livello di ambizione che il nostro Paese vuole esprimere. Voglio, comunque, cogliere l'occasione per ringraziare chi li ha preceduti, per il grande lavoro che è stato svolto».
La Difesa europea sta prendendo forma. Secondo le prime indiscrezioni sarà composta da circa 5000 militari effettivi e sarà operativa entro il 2025. Gli eventi più recenti, a cominciare dall'Afghanistan, hanno messo in luce la necessità che l'Europa si smarchi dagli Usa, quale sarà il ruolo di questo esercito?
«Una maggiore ambizione da parte dell'Europa non significa affrancarsi o smarcarsi da qualcosa. Anzi, vorrei essere molto chiaro su questo punto: l'architrave della nostra sicurezza è e resta l'indissolubilità del rapporto transatlantico. Si sta finalmente riconoscendo nella dimensione della sicurezza e della difesa un tassello fondamentale nella costruzione di un'Unione più capace di competere sulla scena mondiale. Vorrei, però, invitare a una riflessione molto concreta: prima di essere una questione tecnica, di numeri e di assetti in campo, che sono certamente importanti, il tema è tutto di scelta politica. Io penso che il cuore della questione sia innanzitutto ed essenzialmente questo. Oggi l'Unione europea sta svolgendo una riflessione strategica approfondita, è il momento che si compiano convinte e coraggiose scelte politiche e l'Italia sta dando un contributo importante in questo senso per tenere alto il livello di discussione».

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Dall'Afghanistan arrivano notizie preoccupanti: il nodo dei diritti umani e l'Isis, che sta riprendendo vigore, quali le conseguenze per il Paese e le ripercussioni per l'Europa?
«Come ho detto in Parlamento, la conclusione della missione in Afghanistan non cancella gli anni di impegno da parte delle forze alleate e dell'Alleanza atlantica, realizzato in quel Paese con grandi sacrifici, anche per le nostre forze armate. Ricordo con grande commozione i militari italiani che hanno perso la vita. È stato un epilogo certamente drammatico, che ha trasmesso un messaggio dell'Occidente al mondo intero sicuramente negativo. Le notizie che riguardano le violazioni dei diritti umani e i recenti episodi terroristici non possono che confermare la drammaticità di quell'epilogo. La comunità internazionale deve lavorare con intensità ancora maggiore per far sì che l'Afghanistan non torni a essere il santuario del terrorismo internazionale e che il regime talebano mantenga le promesse che ha fatto. L'Italia è stata protagonista del G20, dove questi temi sono stati messi al centro della discussione, e ha sottolineato la necessità che gli sforzi continuino».
Le nuove guerre vengono combattute con armi non convenzionali, tra chi usa i migranti per fare pressione e chi fa traffico di energia. Come si difende l'Italia?
«Si difende con la consapevolezza che questi temi sono decisivi per la sicurezza, ben sapendo quale uso e strumentalizzazione possano farne altri attori. Non a caso il nostro posizionamento nello scenario globale si sta collocando sempre di più dove insistono i nostri interessi strategici, a cominciare dall'area più rilevante per noi che è il Mediterraneo».
A tale proposito, due giorni fa si è svolta a Parigi la Conferenza sulla Libia, ma la pacificazione per il Paese sembra ancora lontana. Come ci stiamo muovendo in quello scenario dove abbiamo perso posizione?
«Innanzitutto partecipando al processo di stabilizzazione e pacificazione, tenendo conto della necessità che esca dal Paese la presenza militare di attori terzi, che può condizionare questi sviluppi. Per quanto riguarda l'impegno della Difesa italiana, così come per tutto il Governo, la Libia è e resta una nostra priorità. È operativo l'accordo di cooperazione tecnico-militare che è stato costruito sulla base delle esigenze presentate dalle stesse autorità libiche, con le quali è in corso un confronto per aggiornare il nostro impegno».

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In tutta l'area del Sahel gli episodi di violenza a opera di gruppi fondamentalisti sono aumentati del 43%, l'operazione Takuba sta procedendo o sta trovando difficoltà?
«Dobbiamo avere consapevolezza che tutto il Sahel è prioritario per la nostra sicurezza. Proprio pochi giorni fa ho avuto una telefonata con il ministro della Difesa del Ghana, che ha manifestato la preoccupazione per i riverberi della situazione saheliana nel suo Paese. È un'area dove abbiamo aumentato il nostro impegno negli ultimi anni, sia sul piano bilaterale che multilaterale. E, insieme con altri paesi europei, partecipiamo all'operazione Takuba. Siamo presenti in Mali, in Niger e lo saremo in Burkina Faso. Proprio in Niger stiamo realizzando la nostra base logistica per la regione, ampliando l'impegno in quel Paese. Sono convinto che il continente africano sia il banco di prova per l'Europa. In Sahel si potrà proprio misurare il livello di ambizione dell'Ue come fornitore di sicurezza».
Se uno dei paesi dell'Alleanza atlantica subisce un attacco cyber o dallo spazio scatta la clausola dell'articolo 5 di intervento reciproco della Nato. L'attuale geopolitica spaziale è molto composita: Usa, Cina e Russia hanno acquisito un ruolo sempre più crescente, l'Italia è pronta a queste sfide?
«Lo spazio e la cyber sono diventati vitali per le esigenze di sicurezza nazionale, e anche per quella globale. Sono dimensioni nelle quali la costruzione di capacità comuni è sicuramente fondamentale. Non a caso questi temi sono al centro dell'agenda della Nato e dell'Ue. L'Unione europea si sta dotando di una strategia e ha aumentato le risorse per lo sviluppo del settore. L'Italia sta partecipando a questo sforzo anche con decisioni interne importanti: di recente abbiamo costituito il comando per le operazioni spaziali, così come abbiamo definito il comando per le operazioni in rete, tutto all'interno del Comando operativo di vertice interforze. E poi penso alla crescita dell'azione in ambito cyber, con la costruzione dell'Agenzia per la cybersicurezza, e all'incremento dell'impegno e degli strumenti nel campo della sorveglianza satellitare».
Di recente l'intelligence americana ha lanciato l'allarme su possibili attacchi terroristici. Da giorni in Germania, Francia, Norvegia, si stanno verificando aggressioni da parte di lupi solitari. Esiste una reale minaccia?
«Il terrorismo è stato fortemente indebolito a livello militare, ma sappiamo che sta tentando di riprendere vigore in zone caratterizzate da forte instabilità politica, da crisi sociali ed economiche a cui si aggiungono gli effetti drammatici della pandemia. E questo sta avvenendo in alcune di queste aree che risiedono in quello che noi chiamiamo Mediterraneo allargato, che abbiamo individuato come macro regione strategica per la nostra sicurezza. L'attenzione quindi deve restare alta».
 

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