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Ucraina, l'Italia ferma i container di armi. Per ora solo “razioni k”

Priorità agli aiuti umanitari per i soldati. Il primo volo è decollato mercoledì da Pisa

Ucraina, l'Italia ferma i container di armi. Per ora solo razioni k
di Nicola Pinna
4 Minuti di Lettura
Venerdì 4 Marzo 2022, 00:07 - Ultimo aggiornamento: 18:14

Il primo aereo è decollato mercoledì sera, poco dopo le 19, dalla pista militare di Pisa. Destinazione da non precisare, per comprensibili esigenze di sicurezza. Perché l’operazione di supporto all’esercito ucraino, e alle legioni improvvisate che provano a fermare l’assalto delle truppe di Putin, deve anche fare i conti con quella minaccia lanciata proprio dal presidente russo: «Chi supporta i nostri nemici ne pagherà le conseguenze. E anche i cittadini di quegli Stati ne faranno subito le spese».

L’Italia comunque non si è fatta spaventare e non ha nascosto il suo piano di aiuti, ma per il momento l’operazione preparata dal Ministero della Difesa ha una declinazione più umanitaria che bellica. Il governo ha sì deciso di far arrivare in Ucraina anche armi e strumenti utili alla battaglia, ma i container spediti finora contengono esclusivamente rifornimenti per i soldati. Migliaia di “razioni k”, cioè i tipici kit di sopravvivenza che agli uomini impegnati nella prima linea serviranno per resistere più a lungo. Non è un cambio di programma ma un rallentamento dell’operazione di supporto militare. L’elenco di razzi, missili anticarro e munizioni resta confermato: messo nero su bianco nelle pagine del decreto secretato che è stato firmato tre giorni fa dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini

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IL CARICO

L’ordine era preciso: tutta l’operazione si deve svolgere lontano da occhi indiscreti. E così è stato. Poco dopo il decollo, l’aereo grigio dell’Aeronautica militare italiana ha spento il transponder di bordo e così anche gli appassionati di tracciati radar degli aerei non hanno potuto seguire la rotta. Volo di alcune ore e atterraggio in località sicura, rigorosamente nel territorio dell’Unione Europea. Da lì sarà la Nato a occuparsi della consegna dei pacchi. È un primo test, perché nella stessa maniera si dovrà svolgere anche la consegna delle armi, delle munizioni e delle attrezzature da battaglia che l’Italia h a deciso di far arrivare in Ucraina. Rispetto ai giorni scorsi c’è la novità della blocco delle strade deciso dall’Ungheria e anche la brutale minaccia russa nei confronti degli stati che hanno deciso di armare i combattenti di Kiev. 

L’ESERCITO IN CAMPO

I preparativi per la grande operazione di supporto all’Ucraina era iniziata già domenica, di buon mattino, con diverse caserme riaperte all’ultimo momento e centinaia di militari richiamati in servizio senza preavviso. L’allestimento dei container con le armi, dunque, era scattato ancor prima dell’approvazione del decreto del Consiglio dei ministri e di quello firmato, solo il giorno dopo, dal ministro della Difesa. La volontà del governo era chiara già dalla settimana scorsa e così la Difesa si è fatta trovare pronta per far partire i carichi. Nell’ultimo decreto, quello sul quale è stato imposto il segreto, è scritto con precisione quali razzi e quanti missili Stinger devono essere caricati e trasferiti. Quanti elmetti e quanti giubbotti antiproiettili, le scorte di munizioni e la tipologia delle mitragliatrici. Per ora partono sono le “razioni k” che serviranno ai soldati a resistere più a lungo sul fronte. I carichi comunque sono già quasi pronti, sistemati in un’area super sorvegliata accanto all’aeroporto di Pisa, dal quale decollano i C130 dell’Aeronautica. 

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GLI AIUTI

L’elenco degli altri stati che partecipano all’operazione di supporto bellico verso l’Ucraina si aggiorna di continuo. E molti hanno già fatto arrivare il loro carico di armi. Non si fermano le spedizioni da Usa, Gran Bretagna, Germania, Finlandia, Norvegia, Estonia, Belgio e Olanda, ma anche Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia. L’Italia per ora rallenta l’operazione. 

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