Killer confessa il delitto dopo 31 anni: sparò alla persona sbagliata

Roberto Rizzi, morto 31 anni fa, fu ucciso dalla 'ndrangheta. «Lo ammazzarono per sbaglio»
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Martedì 27 Novembre 2018, 13:59 - Ultimo aggiornamento: 20:43
Ha un colpevole, dopo 31 anni, l'omicidio di Roberto Rizzi, ucciso per uno scambio di persona il 20 maggio 1987 a Torino, nel bar 'I tre moschettierì. Vincenzo Pavia, ex collaboratore di giustizia vicino alla famiglia Belfiore, cognome legato ai fatti più criminosi della mala calabrese degli anni '80 sotto la Mole, ha confessato. Davanti alla polizia ha vuotato il sacco, per «liberarsi la coscienza», dice lui. 

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Quel giorno era andato al locale di via Pollenzo per ammazzare Francesco Di Gennaro, detto «Franco il rosso», uno che con i Belfiore aveva dei conti in sospeso per questioni di bische e droga. Un delitto commissionato da Saverio Saffiotti, all'epoca tra i boss della criminalità organizzata nel torinese, che però non ha portato a termine. Nonostante gli otto omicidi alle spalle - almeno - Pavia ha sparato alla testa della persona sbagliata. «A quell'epoca, mio marito portava la barba. Era biondo e la barba dava sul rosso», sostiene la vedova di Rizzi. «Ora il nome di Roberto è stato riabilitato - aggiunge - Quella fu un'esecuzione e le esecuzioni avvengono tra i malavitosi. Lui era passato per uno di quelli, ma non era così. Era una persona buona».

Che con quel mondo, non c'entrava nulla. «Non perdonerò mai Pavia, nel modo più assoluto - dichiara - Giustizia è fatta? Sì, ora sconterà ciò che è giusto. Se non altro, ha confessato». Una confessione, quella di Pavia, ormai 62enne, che riporta indietro di trent'anni. Tempi di morti ammazzati e di faide tra la criminalità calabrese e il clan dei Catanesi, soppiantato proprio dai gioiosani di Mario Ursini, Domenico e Salvatore 'Sasà' Belfiore, i Femia e i Mazzaferro, solo per citare i nomi più eclatanti. Pavia era legato ai Belfiore e, si dice, soprattutto a 'Sasà', condannato all'ergastolo come mandante dell'omicidio Caccia. Un delitto avvenuto in una Torino che aveva paura, che contava i cadaveri in strada. Dove i gruppi criminali si facevano la guerra per il controllo del gioco d'azzardo e della prostituzione, dello spaccio di droga e del contrabbando di sigarette. Una storia di sangue e pallottole iniziata nel 1974, quando Fracesco Miano, detto "Ciccio", entrò nell'hotel Villa della Regina e freddò a colpi di pistola Salvatore Di Bella il 're delle bische clandestinè.

E continuata con il super killer Salvatore Parisi che, dopo aver ammazzato un benzinaio in lungo Dora Voghera, si gettò nella Dora per sfuggire ai poliziotti. Questi sono solo due pezzi di un puzzle criminale dove c'è anche la tessera datata 24 agosto 1988, quando scattò l'ora anche per Di Gennaro che, quella volta, non sfuggì ai sicari dei Belfiore. Quattro anni dopo, sempre su ordine di 'Sasà' venne ammazzato anche Saffiotti. Vecchie storie, legate ad una criminalità che non faceva sconti, ma che nasconde ancora parecchi misteri. Per questo le indagini della squadra mobile continuano e potrebbero esserci altri sviluppi per degli omicidi che non hanno mai avuto un colpevole. 
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