Uccise il compagno con una coltellata al cuore: assolta, l'ha fatto per difendersi

Lunedì 27 Gennaio 2020
Uccise il compagno con una coltellata al cuore: assolta, l'ha fatto per difendersi

Ha ucciso il compagno con una coltellata al cuore, assolta dal gup «perché il fatto non costruisce reato». Per il giudice la donna ha reagito per legittima difesa. Il 2 settembre 2018 a Nichelino in provincia di Torino Silvia Rossetto aveva ucciso il convivente Giuseppe Arcon, 65 anni, con una coltellata dritta nel cuore. E subito dopo aveva chiamato la madre e confessato di averlo fatto per difendersi da un’aggressione. La donna, 49 anni, è stata assolta dal gup Stefano Vitelli . Per il giudice la donna ha ucciso per legittima difesa.

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Il magistrato Enzo Bucarelli aveva chiesto una condanna 9 anni e sei mesi per via del rito scelto e per la perizia che aveva evidenziato un vizio parziale di mente. La donna, detenuta ancora fino ad oggi e difesa dal legale Sergio Bersano, era stata ritenuta capace di reiterare il reato.

«Per noi fu un caso di legittima difesa da un'aggressione in piena regola - commenta l'avvocato difensore, Sergio Bersano - anche se, naturalmente, per conoscere le opinioni del giudice dovremo leggere le motivazioni della sentenza». Con l'assoluzione è arrivata anche la scarcerazione: dopo quasi un anno e mezzo di custodia cautelare.

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Il rapporto tra Silvia e Giuseppe non era mai stato dei più semplici. I due si erano conosciuti nella struttura di recupero per persone con disagio mentale che frequentavano. Poi erano andati a vivere insieme. Ma già prima del delitto una psichiatra aveva segnalato alla procura - che avviò una pratica - l'esistenza di possibili episodi di maltrattamento da parte dell'uomo. La sera del 2 settembre accadde tutto in nove minuti. Il tempo che ci misero i carabinieri, allertati da una chiamata della mamma di Rossetto, per arrivare nell'alloggio: «Ho sentito mia figlia, mi ha detto che il compagno ha bevuto e la sta picchiando». L'imputata ha raccontato che Giuseppe ad un certo punto la afferrò per la gola e brandì un coltello. «Io preso il primo oggetto che ho trovato nel cassetto aperto e per sfuggire alla presa mi sono voltata. L'ho colpito così, senza nemmeno rendermene conto». Secondo il pm Silvia aveva mentito. Ma il gup, accogliendo una richiesta della difesa, ha disposto una analisi delle tracce di sangue ('Blood pattern analysis') e ha trovato conferme. Non solo. Uno specialista in psichiatria, dopo aver chiarito che la donna continua a patire una situazione di disagio mentale (così come il convivente, il quale però, a differenza di lei, non si sottoponeva alle cure), ha affermato che il racconto, alla luce delle circostanze, era credibile. «Il processo - conclude Bersano - è stato gestito dal giudice in modo esemplare. Gli accertamenti tecnici hanno permesso di chiarire la dinamica dei fatti».

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Ultimo aggiornamento: 18:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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