Uccide e fa a pezzi il marito per punirlo dell'infedeltà, poi getta il corpo nel canale. Ma l'amante non esisteva

Rovigo choc: il corpo del 71enne ripescato nell'Adigetto. La confessione: "Voleva lasciarmi, ho usato l'accetta"

Uccide e fa a pezzi il marito per punirlo dell'infedeltà, poi getta il corpo nel canale. Ma l'amante non esisteva
di Marina Lucchin
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Martedì 30 Agosto 2022, 06:23 - Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 08:07

ROVIGO «Sono stata io a uccidere e a fare a pezzi mio marito. Lui voleva lasciarmi e portare la sua amante a vivere in casa nostra». Ma l'amante dell'uomo, in realtà, esisteva solo nei vaneggiamenti della sua mente annebbiata, nelle farneticazioni di una donna malata, ossessionata dalla paura di venire abbandonata e lasciata senza mezzi di sussistenza.
Così, come nelle più macabre storie mitologiche dell'antichità, si è conclusa in modo agghiacciante l'indagine sull'omicidio del pensionato 71enne di Badia Polesine, Shefki Kurt, il cui cadavere orrendamente smembrato è stato ripescato nel canale Adigetto tra il 28 e il 31 luglio scorsi.
Lo spietato killer non è - come avevano pensato in un primo momento gli inquirenti, vista la brutalità dell'omicidio - un criminale assassino, magari affiliato a qualche banda malavitosa che voleva farla pagare alla famiglia Kurti per qualche debito non saldato. No. L'atroce delitto è stato compiuto dalla moglie della vittima, Nadire, 68 anni, albanese come lui, da trent'anni residente in Polesine, con qualche acciacco che le impedisce di camminare agevolmente e disturbi psichiatrici che l'affliggono da anni.

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LA RICOSTRUZIONE
La donna, che è ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'ospedale di Rovigo dal 12 agosto, giovedì 18 ha confessato tutto ai carabinieri. I Ris di Parma avevano già scoperto nell'abitazione di via Ghirardini a Badia Polesine le inconfutabili tracce della mattanza, nonostante la donna avesse pulito minuziosamente l'appartamento. Le intercettazioni eseguite dagli inquirenti sono state fondamentali per capire dove andare a cercare le tracce di sangue. Intanto la 68enne, che inizialmente era ospitata nella casa del figlio a Masi, ha confessato quel che era accaduto ai familiari. Poi, una volta allertato l'avvocato, ha raccontato tutto anche ai militari dell'Arma, che avevano già stretto il cerchio. È davanti al magistrato Maria Giulia Rizzo e agli investigatori del comando provinciale dei carabinieri di Rovigo, che la donna ha descritto, minuto per minuto, nella più totale crudezza di ogni singolo dettaglio, quel che era successo il giovedì 21 luglio.
IL LITIGIO

Tutto sarebbe partito dall'ennesimo litigio che i due avrebbero avuto. «Mio marito aveva un'altra, aveva anche un microchip nell'orecchio con cui le parlava sempre. Anche io sentivo la voce di lei. Voleva avere 90mila euro da Shefki».

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«Mi ha puntato un coltello qui (indicando la pancia, ndr) e allora io l'ho colpito». Per farlo, ha usato un'accetta, quella che il marito utilizzava per spaccare la legna. L'ha affondata nella nuca. Lui è caduto sul letto già mortalmente ferito. Ma lei ha continuato ad accanirsi su Shefki, l'uomo che aveva sposato più di 40 anni fa in Albania e con cui aveva avuto due figli, fin quasi a staccagli la testa. Poi, ha trascinato con un lenzuolo il cadavere fino in bagno, trasformandolo in un mattatoio: qui con folle lucidità l'ha smembrato, ha infilato ogni parte - una per una - nei sacchi neri della spazzatura e ha messo tutto nel freezer di casa, in attesa che calasse la notte. Quindi, col favore delle tenebre, portando con sé volta per volta parte del macabro fardello, è scesa per le due rampe di scale fino ad arrivare alla strada, ha percorso la sessantina di metri che la separavano dall'argine dell'Adigetto e ha gettato i miseri resti del marito, la mannaia e i coltelli con cui l'ha fatto a pezzi dentro al canale. Una volta a casa ha ripulito tutto, poi ha chiamato il figlio, dicendo che il padre l'aveva maltrattata e dopo la litigata se n'era andato di casa.
IL RITROVAMENTO
A seguito della confessione, nel pomeriggio di giovedì 18 agosto i carabinieri sono tornati con i pompieri in quel tratto di Adigetto in pieno centro storico a Badia, a 60 metri dall'abitazione della coppia. Lì, sotto al ponte, hanno trovato l'accetta e i tre coltelli da cucina che la donna ha utilizzato per l'omicidio. Tutte le tessere del puzzle a quel punto sono andate al loro posto. Dopo le ultime verifiche, sabato mattina la donna è stata arrestata. Una perizia, già disposta, ne verificherà le condizioni psichiche. Intanto è piantonata nel reparto di Psichiatria accusata di omicidio e distruzione di cadavere.

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