Toti, interrogatorio fiume: «Agito nell'interesse pubblico, neanche un euro per me»

La memoria difensiva del presidente della Liguria: «Non esiste alcun sistema consolidato tra donazioni e richieste di interventi»

Toti, interrogatorio fiume: «Agito nell'interesse pubblico, neanche un euro per me»
di Claudia Guasco
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Giovedì 23 Maggio 2024, 22:50 - Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 17:05

Con il gip si è avvalso della facoltà di non rispondere, davanti ai pm il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha parlato per otto ore. Respingendo tutte le accuse e difendendosi dall’imputazione di corruzione, di avere ricevuto presunti finanziamenti illeciti dagli imprenditori per sbloccare concessioni portuali, dell’opacità di un bonifico con il quale avrebbe trasferito su un conto privato denaro versato alla sua fondazione politica. «La mia volontà è sempre stata quella di servire esclusivamente il bene pubblico», afferma Toti in una memoria depositata a integrazione dell’interrogatorio. E ancora: «Ogni euro incassato ha avuto una destinazione politica: nessun contributo ha prodotto arricchimento o utilità personale a me, agli altri appartenenti al mio partito o a terzi privati. Non mi sono mai sentito debitore nei confronti di chi ha contribuito alla mia iniziativa politica».

Toti interrogato 8 ore dai pm, poi deposita una memoria: «Ogni euro incassato è stato destinato alla politica»

GESTIONE TRASPARENTE

Ai domiciliari dal 7 maggio, alle undici di ieri mattina il governatore ha varcato i cancelli della caserma del Roan della guardia di finanza, i pm Luca Monteverde e Federico Manotti lo attendevano con una lista di oltre 180 domande. «Ha risposto a tutto», ha sottolineato il suo avvocato Stefano Savi. Il documento consegnato ai magistrati, rimarca Toti, è stato scritto per «spiegare le linee politiche e morali» del suo operato, «nell’unica prospettiva di servire il bene e l’interesse comune dei cittadini e delle loro istituzioni». Per la Procura di Genova il Comitato del governatore ha ricevuto quattro bonifici per complessivi 74.100 euro dall’uomo d’affari Aldo Spinelli, che in cambio avrebbe ottenuto la proroga trentennale del terminal Rinfuse. Un «meccanismo consolidato», lo definisce il gip, che avrebbe replicato con altri imprenditori. «Non ho mai travalicato le specifiche competenze degli enti e degli uffici preposti, mai ho ingerito nelle libere scelte e decisioni dei soggetti coinvolti, mai ho fatto pressioni, mai ho servito un interesse particolare in danno di quello collettivo», assicura il presidente. Che rivendica la sua «gestione trasparente». Ogni dazione di denaro «è stata accreditata con metodi tracciabili e rendicontata». Tutte le spese sostenute per la sua attività politica, per quella dei sindaci di liste collegate, per iniziative della coalizione di governo, «sono state rendicontate in termini di legge e anche oltre». Dalle intercettazioni emergerebbe però un ipotizzato rapporto corruttivo con Spinelli: soldi per la politica in cambio di favori. Per Toti non è così. La Procura, dice, interpreta «erroneamente» i bonifici fatti dall’uomo d’affari e non ricorda che l’iniziale elargizione del gruppo Spinelli «alle campagne politiche del mio partito risale addirittura a quella del 2015, quando io non ero ancora governatore, e si sono succedute nel tempo con cadenze semmai legate agli eventi politici della Regione e non a specifiche situazioni economiche o alla compresenza di vicende di interesse per Spinelli». La presa in carico dei suoi problemi che emergerebbe dalle conversazioni captate è «sempre dettata dallo spirito di pubblica utilità e spesso addirittura in contrasto con gli interessi di Spinelli stesso: per perseguire lo sviluppo economico del porto nella sua complessità, era necessario trovare un accordo tra le parti tale da evitare il contenzioso».

REVOCA DEI DOMICILIARI

Il tema dell’asserita contestualità tra il pagamento e «il mio intervento», puntualizza, viene in modo fuorviante «elevato a paradigma dalla prospettiva accusatoria e interpretato del tutto fuori contesto, dal quale si può facilmente ricavare l’assenza di qualsivoglia prassi di contestualità tra richieste di “attenzione” da parte di un donatore e sollecitazione di sostegno materiale per l’attività politica».

Proprio Spinelli del resto, aggiunge Toti, «sottolinea l’abitudine del suo gruppo a contribuire alla vita politica della Regione attraverso elargizioni liberali destinate nel tempo a moltissimi soggetti». Quanto alla proroga per le Rinfuse, insiste, non c’è stata alcuna pressione sul comitato di gestione del porto: «La durata di trent’anni viene ritenuta equa dagli uffici, ma anche dall’ex procuratore della Repubblica Cozzi», al quale Spinelli ha chiesto una consulenza. Infine il presunto voto di scambio con la comunità riesina. «È da evidenziare che vinsi le elezioni con circa 380 mila voti - ricorda il governatore - Nelle indagini il sostegno si sostanzia, con una certa approssimazione, di 400 voti, giusto per capire che l’apporto non è tale da turbare l’equilibrio democratico del voto». Ora l’avvocato Savi chiederà per Toti la revoca degli arresti domiciliari.

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