Torino, il popolo del sì in piazza. «Siamo in 30.000». Lega contro M5S

Sabato 10 Novembre 2018
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La piazza è quella aulica tra Palazzo Reale e Palazzo Madama, nel cuore di Torino. Un luogo simbolico che nei secoli ha visto scorrere la storia della città, rievocata oggi da chi ha scelto piazza Castello per dire sì alla Torino-Lione. Oltre 30 mila persone, per gli organizzatori, 25 mila per la questura: un successo, al di là dei numeri, che alimenta il dibattito sulle grandi opere. E, alla filosofia della decrescita felice, oppone una visione di futuro incentrata sulla crescita e sullo sviluppo. 
 

«Da oggi nulla sarà come prima. Da oggi cambia il vento», sostengono i promotori della manifestazione, riusciti nell'impresa di mettere insieme imprenditori e lavoratori, industriali e sindacati, giovani e vecchi. «Energie positive», come le ha definite la sindaca Chiara Appendino, che si è detta aperta al confronto. È stata la sua maggioranza pentastellata, con il no alla Torino-Lione in Consiglio comunale, a scatenare l'onda arancione - il colore scelto per la manifestazione. «La nostra è una iniziativa per dire sì alla Tav, ma anche a tante altre cose importanti. La città deve riprendere le redini del suo futuro», spiega Adele Olivero, una delle sette donne manager che hanno dato vita all'iniziativa. 
 

 

«Vogliamo dire sì agli investimenti su eventi artistici, sportivi, culturali. Vogliamo dire sì alla Tav, alla metropolitana, a una città sicura ed efficiente, attenta alle persone nella gestione dei servizi pubblici», aggiunge Patrizia Ghiazza, anche lei una «madamina», «signora» in piemontese, come sono state battezzate le organizzatrici. Sul pullman scoperto utilizzato come palco anche Mino Giachino, sì Tav della prima ora e convinto sostenitore dell'importanza delle grandi opere. Non rinnega il passato da politico, la lunga militanza in Forza Italia, ma la tiene lontana per evitare le strumentalizzazioni. In piazza, infatti, non ci sono bandiere di partito, solo tricolori e stendardi raffiguranti i cinque cerchi olimpici.

Perché quello che parte da Torino «è un messaggio forte e chiaro che riguarda tutta l'Italia - sottolinea il presidente degli industriali torinesi, Dario Gallina - Un messaggio per le grandi opere, per il nostro futuro, le nostre imprese, per il lavoro e le future generazioni». L'appello, sottolinea il presidente di Api Torino Corrado Alberto, «è corale» ed è «pieno di significato per chi ci governa». All'interno della maggioranza giallo-verde, però, le posizioni non sembrano cambiare. «Io sono sempre convinto che è un'opera cominciata è sempre meglio finirla, però nel contratto c'è l'analisi costi benefici, aspettiamo i risultati», ribadisce Matteo Salvini.

«Se l'analisi ci dirà che fare l'opera è un sacrificio economico, e dunque comporterà un grosso debito per gli italiani, l'opera chiaramente non si farà», è la posizione del sottosegretario M5S agli Affari Esteri Manlio Di Stefano, mentre i 5 stelle piemontesi annunciano l'adesione alla manifestazione No Tav del prossimo 8 dicembre. Le distanze insomma restano, così come le critiche delle opposizioni. Per il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nella piazza di Torino «c'è l'Italia vera, che lavora e produce, che vuole costruire il futuro, che dice sì alla crescita e no alle follie falso-ambientaliste del Movimento Cinque Stelle».

«Inizia la fine di chi dice solo no», sostiene l'ex premier Matteo Renzi; da Torino arriva «un messaggio forte e chiaro - aggiunge il segretario uscente del Pd Maurizio Martina - contro il governo dei no». «Massimo rispetto per chi manifesta, ma nessuna lezione da chi ha lasciato solo problemi giganteschi da risolvere - è la risposta del ministro Danilo Toninelli - L'unica loro ancora di salvezza elettorale è far credere alla gente che il M5S sia fatto di soli no. Dire no al loro modo di fare è l'essenza stessa del nostro impegno di governo - conclude - poi c'è il nostro segno del cambiamento, fatto di quei tanti sì che in questi mesi abbiamo già dato».​

 

Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 08:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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