Topo morto sul cibo dell'ospedale di Modena: «Fatto gravissimo, non si esclude dolo»

Topo morto sul cibo dell'ospedale: «Fatto gravissimo, non si esclude dolo»
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Lunedì 13 Settembre 2021, 20:03 - Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 16:20

Un piccolo topo morto è stato ritrovato sul vassoio del vitto, precisamente sulla plastica protettiva degli alimenti, che sarebbe stato distrubuito come pranzo ai pazienti del reparto di Medicina Oncologica del Policlinico di Modena. Il fatto risale al 9 settembre scorso, ma è oggi che l'Azienda Ospedaliero-Universitaria (Aou) ha sottolinato come si tratti di un «episodio increscioso e del tutto esecrabile, sul quale sono in corso tutte le verifiche possibili per capirne le cause, senza escludere alcuna possibilità».

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L'Azienda ha accertato come non vi sia stata alcuna contaminazione degli alimenti e ha immediatamente attivato tutti i servizi preposti per analizzare le cause dell'evento e accertare le responsabilità, prendendo in considerazione qualsiasi ipotesi, compreso il dolo. Inoltre, ha fatto la segnalazione all'Igiene pubblica dell'Ausl di Modena per intraprendere le azioni di competenza e ulteriori controlli.

«È un fatto gravissimo. L'Azienda è impegnata nell'accertamento delle responsabilità e nell'adozione di tutte le azioni conseguenti anche di natura legale, senza escludere alcuna ipotesi rispetto a quanto accaduto - ha detto il direttore generale Claudio Vagnini -. Questo episodio, di cui ci scusiamo, è inaccettabile e non corrisponde ai criteri di cura, attenzione e sicurezza che l'Azienda da sempre assicura tramite i suoi professionisti e che pretende dai propri fornitori. Da una prima ricostruzione dei fatti non si è trattato di un problema nella preparazione dei pasti - ha aggiunto - bensì di una criticità legata alla verifica del carrello termo-refrigerato prima dell'allestimento dei vassoi e al controllo del vassoio prima della consegna al degente. Ogni procedura è stata sottoposta a ulteriore verifica affinché una cosa simile non debba ripetersi mai più», ha concluso Vagnini.

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