Il ministro Toninelli: «A24, fermate i tir pesanti, evitiamo un'altra Genova»

Venerdì 19 Ottobre 2018 di Simone Canettieri e Stefano Dascoli
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Ministro Toninelli, è pericoloso percorrere le Autostrade A-24 e A-25?
«Guardate, abbiamo messo in campo un ciclo di ispezioni straordinarie a inizio ottobre. Ho letto con attenzione - dice il titolare delle Infrastrutture - la relazione dei nostri tecnici e ne esce fuori un quadro preoccupante: un livello di manutenzione che non garantisce adeguati standard di sicurezza, almeno finché rimane una circolazione regolare».
Quali e quanti sono i viadotti di Lazio e Abruzzo ritenuti maggiormente a rischio?
«Io ho visitato quello di Macchia Maiura e vi posso dire, non da tecnico, che vederlo da sotto fa veramente impressione. La stessa concessionaria ha segnalato condizioni critiche al Fosso Vetoio, allo svincolo di Tornimparte, al Colle Castino, giusto per citarne tre. Ma con parametri di calcolo che secondo i miei ispettori potrebbero non essere pienamente attendibili ».

Quali sono le misure di sicurezza che ha richiesto al concessionario?
«La legge è chiara: al concessionario fa capo la responsabilità della gestione in sicurezza dell’opera, secondo l’articolo 14 del Codice della strada. Noi abbiamo fatto quanto in nostro potere: abbiamo chiesto serie verifiche di sicurezza e poi, più volte, misure di limitazione del traffico, fino alle lettera inviata ieri dai nostri uffici».

È possibile ipotizzare che si arrivi alla chiusura di alcune tratte? Il ministero è nelle condizioni di applicare il potere sostitutivo e di decidere la chiusura?
«Ripeto, noi invitiamo, segnaliamo, diamo direttive. E lo stiamo facendo dopo anni di totale inerzia. Poi le azioni concrete, le ordinanze di regolazione del traffico spettano al concessionario. Qui serve, dicono i miei tecnici, una disciplina rigorosa per i mezzi pesanti».

Le limitazioni ai mezzi pesanti da quando auspica che inizino?
«Il prima possibile. Non c’è tempo da perdere. Intanto, abbiamo subito sbloccato i fondi nel decreto emergenze».

Il “suo” intervento per la messa in sicurezza comporterà l’aumento dei pedaggi dal prossimo anno?
«Non c’è alcuna correlazione. Intanto in quest’ultimo trimestre siamo riusciti ad abbassare le tariffe ai livelli del 2017. Per il resto, c’è un Piano economico finanziario in discussione che vogliamo definire per sbloccare una situazione ferma da troppo tempo».

Vuole rivedere la concessione anche alla società Strada dei parchi: è ipotizzabile una proroga o il rapporto si interromperà nel 2030?
«Non c’è sul tavolo alcuna proroga: si tratta di un meccanismo che non ci piace. Attraverso il Piano finanziario si rivedono i termini delle concessioni e noi vogliamo privilegiare l’interesse pubblico rispetto a quello che fino a oggi era il prevalente interesse del privato. Ricordo ancora una volta che la società Strade dei Parchi non sottoscrive un nuovo Piano economico finanziario dal 2013 ».

Perché si è resa necessaria un’ispezione straordinaria a carico del ministero? Ci sono state lacune da parte del concessionario sulla sicurezza?
«Mi pare evidente, viste le osservazioni puntuali che arrivano dall’Ufficio ispettivo territoriale del Mit. Ma vi dirò di più: finora il mio dicastero, impoverito in termini di uomini e risorse per volontà politica del passato, aveva le mani legate, anche dal punto di vista legislativo, di fronte all’esigenza di controllare e sanzionare l’azione del gestore. Adesso, però, stiamo rimettendo lo Stato a fare lo Stato».

Perché i fondi per la messa in sicurezza stanziati nel decreto Genova sono stati previsti a valere sulle risorse di Abruzzo e Lazio?
«Il ministero dell’Economia aveva individuato una copertura chiara e tecnicamente ineccepibile. Quindi, ci tengo a precisare che non ci sarebbe stato alcuno scippo, come invece dice strumentalmente qualche politico regionale già in campagna elettorale. Tuttavia, per sveltire ulteriormente le procedure e rimettere subito in sicurezza i i viadotti, abbiamo deciso di utilizzare risorse non impegnate del Fondo sviluppo e coesione». 

Il suo intervento sul caso Abruzzo nasce sulla scia della tragedia di Genova: cosa ci deve insegnare il crollo del Ponte Morandi?
«Che non possiamo permetterci un’altra Genova. Che il Paese ha bisogno di un grande piano di manutenzione: e questa è la più grande opera che serve all’Italia. E che la gestione privata, tramite concessione, delle autostrade rappresenta un modello inquinato da relazioni incestuose tra vecchia politica e certi potentati privati. Un meccanismo che puntiamo a ribaltare in favore dell’interesse dei cittadini».

Ultimo aggiornamento: 14:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA