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Ivrea, si impicca a dodici anni: l'ombra della sfida social su TikTok. «Dovevano morire in tre»

Ivrea, si impicca a dodici anni: l'ombra della sfida social su TikTok. «Dovevano morire in tre»
di Giacomo Nicola
5 Minuti di Lettura
Martedì 16 Marzo 2021, 00:15 - Ultimo aggiornamento: 08:40

Una sfida su TikTok, un gioco pericoloso tra amiche finito in tragedia. La procura di Ivrea, in provincia di Torino, sta cercando in queste ore di dare una spiegazione alla morte di una ragazzina di 12 anni, Elena, che domenica sera si è tolta la vita impiccandosi nella sua cameretta a Borgofranco di Ivrea. 

A trovarla è stato il padre, Diego Ardissone. La procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Il fascicolo al momento è contro ignoti. La relazione dei carabinieri di Settimo Vittone sull’accaduto arriverà, però, anche sul tavolo della procura dei minori di Torino. C’è, infatti, un retroscena su cui gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza. 

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LA RICOSTRUZIONE
Le modalità con cui la ragazzina è stata trovata impiccata con la cintura di un accappatoio stretta intorno al collo, ricorda una delle sfide mortali in auge su TikTok che, a gennaio, a Palermo era costata la vita a una bambina di 10 anni. Anche per questo gli investigatori stanno scandagliando il cellulare e il computer della ragazzina. Anche se al momento le indagini si limitano a un piano organizzato chiacchierando tra amiche senza il filtro di chat e social. Se non per le modalità di esecuzione. 

Tre amiche che avevano progettato di togliersi la vita la stessa sera o anche solo di arrivare al limite: un gioco che è alla fine costato la vita a una di loro. Le altre non sono andate fino in fondo e hanno rotto quel giuramento adolescenziale. Non immaginando forse che la loro amica avrebbe preso quella scelta sul serio. «Al momento non sembra emergere l’elemento della sfida sui social», precisa il procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando.

SI ANALIZZANO LE CHAT
Se la ragazzina aveva progettato di togliersi la vita o di tentare un’azione estrema andata troppo oltre potrebbe non averlo progettato da sola. Altre amiche, sospettano gli investigatori, avrebbero pianificato di percorrere quella stessa strada ma poi, per fortuna non lo hanno fatto. La procura ha chiesto di analizzare le centinaia di chat trovate sul cellulare della ragazzina anche per chiarire il contesto in cui questo piano potrebbe essere maturato ma che, con ogni probabililtà, è stato deciso parlando di persona tra amiche. «E’ un’analisi che richiederà tempo», spiega ancora Ferrando.

L’ipotesi che la ragazzina abbia voluto togliersi la vita convince però poco i familiari. Domenico, lo zio della bambina morta a Borgofranco non ha dubbi. «È colpa di quel social network che hanno i ragazzini, TikTok. Non si sarebbe mai suicidata. Solo domenica a pranzo, con tutta la famiglia, aveva parlato del suo futuro, della scuola che avrebbe voluto frequentare dopo le media. Mi è parsa serena. Non avrebbe mai fatto una cosa simile. È stata colpa di TikTok. Stava tutto il tempo a chattare. Per fortuna siamo riusciti a sbloccare il cellulare e lo abbiamo consegnato ai carabinieri che indagano. Speriamo che possano arrivare alla verità». 
Nel frattempo la famiglia si è chiusa nel suo dolore. Un gesto assurdo quanto inaspettato. Questa vicenda «grave e triste», come la definisce il procuratore di Ivrea nasconde forse un disagio esistenziale che la bambina non aveva condiviso nemmeno con la sua famiglia e che potrebbe essersi alimentato nelle chiacchiere tra coetanei, sulle chat e sulle conversazioni che ora sono sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. 

Restano i fatti. Domenica sera Diego Ardissone, artigiano in falegnameria della zona, è entrato nella cameretta di Elena, sua figlia, e l’ha trovata senza vita, con un cappio al collo annodato con la cintura di spugna del suo accappatoio. 

NESSUN MESSAGGIO
Non una lettera, una spiegazione che probabilmente verrà troveremo nelle centinaia di chat presenti nel telefono della ragazzina. Elena non c’è più, le amiche non l’hanno seguita. Una delle due, terrorizzata, si sarebbe confidata con i genitori, l’altra sembra non abbia mai preso sul serio la «il giuramento con il sangue», almeno così dice. Entrambe sono state ascoltate dal procuratore del Tribunale per i minorenni di Torino Emma Avezzù, mentre il procuratore di Ivrea Ferrando ha aperto un fascicolo penale dove si ipotizza il reato di istigazione al suicidio.

Di nulla si sono accorti a scuola, alla media Germanetti di Borgofranco, dove la responsabile della succursale evita ogni commento, ma alcuni docenti che alla spicciolata lasciano l’istituto, aggiungono: «Già è difficile capire i nostri allievi quando siamo in presenza, con la didattica a distanza, è pressoché impossibile».
 

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