Telefonia, no alla fatturazione a 28 giorni: anche Wind perde il ricorso in Cassazione. «Così tredici mensilità»

Telefonia, bocciata la fattura a 28 giorni. Anche Wind perde il ricorso
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Venerdì 12 Novembre 2021, 18:51 - Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 00:53

Fatturazione a 28 giorni: dopo le altre compagnie telefoniche anche WindTre ha perso la battaglia in Cassazione. Il principio è chiaro: la fatturazione deve essere su base mensile per evitare che si paghi una sorta di tredicesima al gestore dei servizi telefonici. I giudici della Suprema Corte hanno confermato, a sezioni unite, lo stop imposto dal Consiglio di Stato. Con la sentenza, depositata oggi, la numero 33848, sulla decisione del Consiglio di Stato (la numero 1368/2020), si chiude definitivamente la vicenda della fatturazione delle bollette telefoniche per la telefonia fissa a 28 giorni. Una prassi che nel corso del 2017 aveva coinvolto le maggiori compagnie telefoniche attive in Italia e che era stata sanzionata dall'Agcom. Il garante per le comunicazioni, infatti, aveva imposto il ritorno alla fatturazione su base mensile e il recupero gratuito dei giorni persi. Nel corso del giudizio, il Movimento Consumatori si è costituito con gli avvocati Paolo Fiorio, Laila Perciballi e Corrado Pinna.

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Le motivazioni della Suprema corte

Nel proprio ricorso, WindTre aveva lamentato il difetto di giurisdizione di Palazzo Spada per aver giudicato su 'rapporti interprivatistici e, quindi, di competenza del giudice ordinario, esorbitando dalla giurisdizione del giudice amministrativo'. Per le sezioni unite della Cassazione, però, la doglianza è priva di fondamento. «Anche volendo lasciare in disparte - scrive la Corte - la circostanza per cui è stata la stessa odierna società ricorrente a rivolgersi al giudice amministrativo», nel caso in esame, prosegue la sentenza, «siamo nell'ambito della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, che ricomprende tutti i provvedimenti delle Autorità di regolazione, fra le quali rientra l'Agcom». «Non può sostenersi, pertanto, che il Consiglio di Stato si sia ingerito in un rapporto di natura privatistica, perchè la natura privatistica contraddistingue il rapporto che lega il singolo utente con la società erogatrice del servizio telefonico (nel caso, la Wind); ma ciò che viene in evidenza, ai fini dell'attribuzione della giurisdizione, è invece la riconducibilità della causa odierna all'esercizio del potere di regolazione riconosciuto all'Autorità, rispetto al quale le misure conformative disposte non sono altro che una conseguenza derivante in automatico».

La tredicesima mensilità di fatto

La decisione arriva dopo che il Tar, per due volte (2018 e 2019), e il Consiglio di Stato (nel 2020) avevano sancito la legittimità di una serie di delibere dell’Autorità Garante, che imponeva a tutti gli operatori di telecomunicazioni (Tlc) lo storno, in favore dei propri clienti, del corrispettivo pagato per i giorni che, a partire dal 23 giugno 2017 e fino all’aprile 2018, non erano stati dai medesimi fruiti. Wind si era rivolta alle Sezioni Unite sostenendo che il giudice amministrativo avesse sconfinato dalla sua giurisdizione. E i giudici della Cassazione hanno argomentato, respingendo il ricorso. Il Consiglio di Stato aveva messo in luce come lo spostamento della cadenza di fatturazione da quella mensile a quella quadrisettimanale fosse una pratica "dissimulativa di un aumento tariffario" pari, in media, all’8,6% annuo a contratto, attraverso l’introduzione di una "tredicesima mensilità" di fatto, una pratica "sleale" nei confronti dei consumatori. 

La soddisfazione dei consumatori

«Siamo soddisfatti – ha commentato il segretario generale dell’associazione "Movimento Consumatori" Alessandro Mostaccio – per il risultato ottenuto. Ancora una volta è stato frustrato il tentativo di Wind di sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti dalle norme nazionali e comunitarie vigenti e dalle delibere dell’Autorità Garante del settore non solo di ripristinare la fatturazione standard a mese solare, ma soprattutto di procedere al rimborso, automatico e senza ricorso a soluzioni compensative alternative di carattere commerciale, degli importi aggiuntivi rispetto alla cadenza effettiva dei servizi fruiti dai propri clienti. Confidiamo che l’Operatore voglia finalmente sotterrare l’ascia di guerra e avviare le necessarie procedure per dar corso nel minor tempo possibile al ristoro dei consumatori, anche di quelli che nel frattempo hanno esercitato il diritto di recesso dai contratti in essere». 

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