Bus dirottato, l'autista Sy a processo con rito immediato

Martedì 25 Giugno 2019
Bus dirottato, l'autista Sy a processo con rito immediato
MILANO A processo con rito immediato. È la decisione del gip di Milano Tommaso Perna nei confronti di Ousseynou Sy, l’autista che il 20 marzo ha tenuto in ostaggio cinquanta bambini di una scuola di Crema, due insegnanti e una bidella e ha dato fuoco al bus a San Donato Milanese. Il giudice ha accolto la richiesta dei pm Alberto Nobili e Luca Poniz e l’udienza è stata fissata per il prossimo 18 settembre davanti alla Corte d’Assise di Milano.

GESTO CLAMOROSO
Sy, 47 anni, italosenegalese, accusato di strage aggravata dalle finalità terroristiche, potrebbe ora chiedere di essere processato in abbreviato, rito che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Per il suo difensore, l’avvocato Richard Ostiante, è una possibilità: «Da oggi in poi, avendo la possibilità di prendere visione del fascicolo, valuteremo le opzioni a nostra disposizione», anticipa. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Sy voleva fare una strage sulla pista dell’aeroporto di Linate, per condizionare la politica in materia di immigrazione e «intimidire la popolazione». Nell’interrogatorio davanti ai pm dello scorso 10 giugno nel carcere di San Vittore l’uomo invece ha ribadito che «non era sua intenzione fare del male a nessuno. L’ho fatto perché i bianchi ci vogliono tutti morti. Ho fatto qualche telefonata alle persone, “Guardate che mi farò sentire”, gli ho detto. I bianchi ci vogliono tutti morti, è un genocidio programmato». Il gesto «clamoroso», a suo dire eclatante ma non pericoloso per i babini a bordo del bus, doveva servire anche a fare «propaganda, perché ci sono le elezioni Europee che stanno arrivando».

POTENZIALITA’ OFFENSIVA
Una versione che non ha convinto i magistrati. In base al capo di imputazione, infatti, l’uomo aveva «l’intento di condizionare i pubblici poteri in relazione alle politiche in materia di accoglimento degli stranieri, di intimidire la popolazione». Il suo obiettivo era «compiere un’azione dimostrativa sull’onta dell’ira» in lui generata, come ha riferito, «dall’episodio del mancato sbarco di 49 persone», ossia la vicenda della nave Mare Jonio. Per il gip Perna «è del tutto inverosimile» la versione «offerta dall’indagato secondo cui non era sua intenzione quella di mettere in pericolo la vita degli ostaggi, dovendosi invece ritenere che soltanto per una combinazione di fattori indipendenti dalla sua volontà non si sono verificate conseguenze ben più gravi». La potenzialità offensiva della sua azione, si legge nell’ordinanza, era «elevatissima e concretamente idonea a raggiungere lo scopo terroristico prefissato». Se fosse stata portata a compimento, «l’azione avrebbe senza dubbio alcuno gravemente intimidito la popolazione e avrebbe, con ogni probabilità, condizionato i pubblici poteri in relazione alle politiche in materia di accoglimento degli stranieri». Tra le altre accuse contestate a Sy, anche il sequestro di persona aggravato, incendio, resistenza e lesioni ai danni di 17 bambini, non solo per ferite ma anche per traumi da «stress» e psichici da «violenza emotiva».
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