Suicidio assistito, primo sì in Italia: i 4 parametri che hanno permesso il via libera

Suicidio assistito, primo sì in Italia: i 4 parametri che hanno permesso il via libera
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Martedì 23 Novembre 2021, 11:15 - Ultimo aggiornamento: 11:20

Mario (nome di fantasia), 43enne residente in un piccolo paese marchigiano, è il primo paziente in Italia a ottenere il via libera ad accedere al suicidio assistito, come disciplinato dalla Corte costituzionale nella sentenza Cappato/Dj Fabo del 2019.

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I quattro parametri per il via libera

Il Comitato etico della Regione Marche ha accertato la sussistenza dei quattro parametri dettati dalla Consulta: ovvero – riassume Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e membro del team di sei legali che ha seguito il caso – “è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; è affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili; è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; e non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda”. Una decisione arrivata dopo una lunghissima inerzia dell’Azienda sanitaria regionale (Asur), che a fine agosto aveva portato Mario a denunciare la struttura per omissione d’atti d’ufficio e mettere in mora il ministro della Salute Roberto Speranza e quella della Giustizia Marta Cartabia chiedendo loro di “ripristinare la legalità violata”.

Il farmaco per il suicidio assistito

Ora, ha continuato il legale, «su indicazione di Mario procederemo alla risposta all'Asur Marche e al comitato etico, per la parte che riguarda le modalità di attuazione della scelta» del paziente, «affinché la sentenza Costituzionale e la decisione del Tribunale di Ancona siano rispettate. Forniremo, in collaborazione con un esperto, il dettaglio delle modalità di autosomministrazione del farmaco idoneo per Mario, in base alle sue condizioni. La sentenza della Corte costituzionale pone in capo alla struttura pubblica del servizio sanitario nazionale il solo compito di verifica di tali modalità previo parere del comitato etico territorialmente competente».

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