Suicidio assistito, i medici: «Sia lo Stato a occuparsi dell'atto finale, tutela degli obiettori»

Mercoledì 25 Settembre 2019
Suicidio assistito, i medici: «Sia lo Stato a occuparsi dell'atto finale, tutela degli obiettori»

Suicidio assistito, i medici chiedono allo stato di non lasciare loro la responsabilità. La Federazione nazionale dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) auspica che «la responsabilità non ricada sui medici».

«Siamo certi che lo Stato tutelerà, allo stesso modo dell'autodeterminazione del paziente, l'obiezione di coscienza di quei medici che non si sentiranno di rovesciare le loro convinzioni», dice il presidente di Fnomceo Filippo Anelli, «noi chiediamo allo Stato di fare un ulteriore passo, e di assumersi la responsabilità dell'atto finale. Chiediamo che sia un rappresentante dello Stato a prendere atto della sussistenza di tutte le condizioni, certificate ovviamente dai medici, e a procurare al paziente il farmaco che dovrà assumere».

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«Nel merito, non possiamo che ribadire la nostra posizione - spiega Anelli - è chiaro, ed esposto dall'articolo 3 del Codice di Deontologia Medica, il principio fondamentale su cui regge la nostra professione: «Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana». «Questa affermazione porta con sé almeno due corollari - sottolinea - il primo è che i medici vedono nella morte un nemico e nella malattia un'anomalia da sanare: mai si è pensato che la morte potesse diventare un alleato, che potesse risolvere le sofferenze della persona. Se oggi la Consulta decidesse per una depenalizzazione dell'aiuto al suicidio, verrebbe capovolto questo paradigma«. E aggiunge: «Le ripercussioni non riguarderebbero solo i medici e le altre professioni sanitarie: il meccanismo che porta ad accompagnare una persona verso il suicidio coinvolge l'intera società».

 

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