Studio Usb: donne sfruttate e malpagate, solo tra due secoli parità salariale con l'uomo

Martedì 19 Febbraio 2019
In fondo basteranno poco più di due secoli. Per l'esattezza 217 anni e poi nel 2236, se le cose procederanno con la stessa cadenza di oggi,  finalmente le nostre nipotine potranno avere uno stipendio pari a quello degli uomini. Questo il calcolo fatto da uno studio Usb dal titolo «Donne sull'orlo di una crisi di numeri», in occasione della proclamazione dello sciopero generale per la festa dell'8 marzo, che fa il punto della situazione sulla disuguaglianza di genere sul mercato del lavoro. Punta dell'iceberg il gap salariale.
«Nel lavoro dipendente le donne sono pagate il 23% in meno rispetto agli uomini, percentuale che sale al 29% per il lavoro autonomo e al 38,5% tra le lavoratrici più istruite. Alle condizioni attuali, il gap salariale sarà colmato nel 2236»., si legge nel Report. E tutto questo accade in un mercato del lavoro in cui l'occupazione femminile è al 49,5%, contro il 68,5% di quella maschile, nonostante siano più istruite degli uomini (63% le diplomate, 58,8% i diplomati). La disoccupazione femminile è al 10,4%, contro l'8,4%, numero che potrebbe sembrare relativamente basso, se non fosse che le donne, soprattutto le giovani (15-24 anni), scivolano rapidamente dalla disoccupazione all'inattività. Questa a fine 2018 raggiungeva il 44,8% (25% per gli uomini).
Ma le donne, sempre secondo l'indagine Ubs, vantano anche un altro primato: il record di lavoro non retribuito, il lacvoro di cura sia nella propria casa ch ein quella dei congiunti più anziani. «In un anno le donne hanno totalizzato 50,6 mld di ore di lavoro non retribuito, quello cioè che contribuisce alla produzione familiare (il lavoro retribuito dell'intera popolazione italiana totalizza 41,7 miliardi di ore l'anno). Ogni casalinga lavora gratis 2539 ore l'anno, contro le 1507 ore delle occupate e le 826 degli uomini (occupati e no)», si legge ancora nel dossier Usb.
«Sono numeri impietosi e devastanti, che testimoniano quanto sia ancora lunga la lotta per l'uguaglianza. Una battaglia che va trasferita dalla sfera morale-umanitaria a quella politica, abbandonando la stantìa rappresentazione vittimistica: le donne non sono soggetti fisiologicamente deboli, bisognose di protezione, ma persone discriminate e sfruttate», spiega ancora il sindacato che punta il dito anche contr Quota 100 che, conclude lo studio, «ci restituisce quell'asimmetria di opportunità che il mercato del lavoro riserva alle donne e agli uomini».

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