​Strage treni Andria-Corato, la sentenza sui 23 morti: due condanne e 14 assoluzioni. «Li avete uccisi due volte»

Il processo per il disastro ferroviario del 12 luglio 2016, avvenuto lungo la tratta a binario unico Andria-Corato delle Ferrovie del Nord Barese, gestita da Ferrotramviaria

Strage treni Andria-Corato, la sentenza sui 23 morti: due condanne e 14 assoluzioni. «Li avete uccisi due volte»
7 Minuti di Lettura
Giovedì 15 Giugno 2023, 23:08 - Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 09:57

Quattordici assoluzioni e due condanne sono state disposte dal Tribunale di Trani al termine del processo per il disastro ferroviario del 12 luglio 2016, avvenuto lungo la tratta a binario unico Andria-Corato delle Ferrovie del Nord Barese, gestita da Ferrotramviaria. Nello scontro frontale tra due treni, determinato - secondo l'accusa - da un errore umano e da mancati investimenti per la sicurezza, morirono 23 persone e altre 51 rimasero ferite.

È stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, e a 7 anni il capotreno dell'ET1021, il convoglio partito da Andria e diretto a Corato, Nicola Lorizzo. Entrambi dovranno risarcire le parti civili. Tutti assolti gli altri imputati. È stato anche escluso l'illecito amministrativo di Ferrotramviaria “perché il fatto non sussiste”.

«È una vergogna»

«È una vergogna». «Non è giustizia questa: li avete uccisi due volte». «Non si vergognano? Ne sono morti 23». «Come fanno a dormire la notte?» Sono le parole di alcuni familiari delle 23 vittime del disastro sulla tratta a binario unico tra Andria e Corato il 12 luglio di sette anni fa dopo la lettura della sentenza che ha condannato due persone e ne ha assolte 14. Alle prime assoluzioni in aula, alcuni dei familiari sono scoppiati in lacrime, altri sono rimasti impassibili come Giuseppe Bianchino, papà di Alessandra morta a 29 anni. «Non è una sentenza giusta», ha detto in lacrime Anna Aloysi, sorella di Maria morta nel disastro.

Il pm ha chiesto 15 condanne a pene comprese tra i 12 e i 6 anni di reclusione e un'assoluzione. Ai vertici della società sono contestate una serie di violazioni dei doveri di coordinamento, organizzazione, direzione e controllo che avrebbero contribuito al verificarsi del disastro ferroviario.

Per Ferrotramviaria è stata chiesta la sanzione amministrativa di 1,1 milioni, oltre alla revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni per l'esercizio dell'attività (fra cui il certificato per la sicurezza) per un anno, oltre alla confisca di 664.000 euro, somma che - secondo l'accusa - la società avrebbe dovuto investire per mettere in sicurezza la tratta con la realizzazione e l'uso del blocco conta assi che avrebbe sostituito il blocco telefonico ritenuto insicuro e obsoleto. Le accuse sono respinte dalle difese, secondo le quali Ferrotramviaria ha sempre operato all'interno delle regole mettendo la sicurezza del servizio al centro delle sue scelte.

Il resoconto della giornata

Si erano ritirati in camera di consiglio nel pomeriggio per la sentenza i giudici del Tribunale di Trani dinanzi ai quali si celebra il processo per il disastro ferroviario del 12 luglio 2016, avvenuto lungo la tratta a binario unico Andria-Corato delle Ferrovie del Nord Barese, gestita da Ferrotramviaria. Nello scontro frontale tra due treni, determinato - secondo l'accusa - da un errore umano e da mancati investimenti per la sicurezza, morirono 23 persone e altre 51 rimasero ferite. La lettura del dispositivo di sentenza è attesa non prima delle ore 19.00.

Il pm ha chiesto 15 condanne a pene comprese tra i 12 e i 6 anni di reclusione e un'assoluzione. Ai vertici della società sono contestate una serie di violazioni dei doveri di coordinamento, organizzazione, direzione e controllo che avrebbero contribuito al verificarsi del disastro ferroviario.

Per Ferrotramviaria è stata chiesta la sanzione amministrativa di 1,1 milioni, oltre alla revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni per l'esercizio dell'attività (fra cui il certificato per la sicurezza) per un anno, oltre alla confisca di 664.000 euro, somma che - secondo l'accusa - la società avrebbe dovuto investire per mettere in sicurezza la tratta con la realizzazione e l'uso del blocco conta assi che avrebbe sostituito il blocco telefonico ritenuto insicuro e obsoleto. Le accuse sono respinte dalle difese, secondo le quali Ferrotramviaria ha sempre operato all'interno delle regole mettendo la sicurezza del servizio al centro delle sue scelte.

I treni - l'Et1016 proveniente da Corato, e l'Et1021 proveniente da Andria - viaggiavano su un binario unico alternato regolato col sistema del blocco telefonico, ritenuto dal pm Marcello Catalano «non sicuro ed obsoleto».

Un sistema in base al quale i capistazione si scambiano dispacci per autorizzare la partenza dei treni verso la stazione successiva. Fu così che dalla stazione di Andria fu concesso alle 10.45 il via libera per la partenza dalla stazione di Corato dell'Et1016 e, senza aspettare l'arrivo di questo convoglio nella stazione di Andria, fu fatto partire alle ore 11:00 l'Et1021 verso Corato.

L'impatto ad alta velocità tra i due convogli fu inevitabile. Dopo la strage, la circolazione sulla tratta fu bloccata ed è ripresa solo il 3 aprile scorso. I binari ora sono due e sono dotati di moderni sistemi di sicurezza automatizzati. Il pm ha chiesto 15 condanne a pene comprese tra i 12 e i 6 anni di reclusione e un'assoluzione. Ai vertici della società sono contestate una serie di violazioni dei doveri di coordinamento, organizzazione, direzione e controllo che avrebbero contribuito al verificarsi del disastro ferroviario. Per Ferrotramviaria è stata chiesta la sanzione amministrativa di 1,1 milioni, oltre alla revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni per l'esercizio dell'attività (fra cui il certificato per la sicurezza) per un anno, oltre alla confisca di 664.000 euro, somma che - secondo l'accusa - la società avrebbe dovuto investire per mettere in sicurezza la tratta con la realizzazione e l'uso del blocco conta assi sulla Corato-Barletta. Accuse che sono respinte dalle difese.

L'accusa

«È insopportabile che siano morte 23 persone per un risparmio di 664mila euro. È insopportabile anche sentire dire alle difese che il pubblico ministero e i suoi consulenti vivono nel metaverso, perché nel metaverso non ci sono i morti». Così il pm Marcello Catalano ha concluso le repliche della pubblica accusa nel corso dell'udienza del processo in corso a Trani per il disastro ferroviario del 12 luglio 2016 sulla tratta a binario unico Andria-Corato in cui morirono 23 persone e ne rimasero ferite altre 51. La somma di 664mila euro è quella - secondo l'accusa - che Ferrotramviaria non investì per mettere in sicurezza la tratta con la realizzazione e l'uso del blocco conta assi che avrebbe impedito la tragedia perché avrebbe reso tecnologica quella parte della rete ferroviaria (fino ad allora affidata al solo controllo umano con il blocco telefonico) e avrebbe evitato lo scontro frontale tra i due treni. Ora tocca alle repliche delle parti civili e delle difese.

La difesa

«È una suggestione davvero irricevibile sostenere, come ha fatto la Procura, che i 23 morti nel disastro ferroviario sulla Andria-Corato sono stati provocati dal mancato investimento di 664mila euro». Così il difensore del direttore generale e del direttore di esercizio di Ferrotramviaria, Andrea Di Comite, ha replicato ai pubblici ministeri al processo per il disastro ferroviario che terminerà oggi a Trani con la sentenza di primo grado. Appassionata anche la replica del difensore di Ferrotramviaria, Michele Laforgia che, rivolgendosi ai giudici, ha detto: «Non vi fate affabulare, come vi ha detto il pubblico ministero oggi, non è accettabile, è offensivo per il Tribunale e per noi avvocati perché significa che qui qualcuno sta raccontando delle favole». I due avvocati hanno confutato nel dettaglio le tesi della pubblica accusa sulla responsabilità dell'ente ribadendo che Ferrotramviaria ha sempre operato all'interno delle regole mettendo la sicurezza del servizio al centro delle sue scelte. «Non basta dire - ha concluso Laforgia rivolgendosi al Tribunale - che il blocco telefonico era lecito, come ha detto poco fa, qui, la parte civile senza che nessuno si sia alzato per protestare, ma si deve dire se fosse doveroso il blocco conta assi (che se installato - secondo i pm - avrebbe fatto scattare il semaforo rosso, ndr)». A giudizio della difesa il ricorso del blocco telefonico in uso sulla linea non era contrario alla legge. 

«Oggi verseremo molte lacrime»

«Anche se sono sette anni che aspetto questo momento, non si è mai abituati. Non vedi l'ora, ma adesso ho paura. Mio padre non tornerà più, mi hanno tolto la possibilità di salutarlo, però ho sempre pregato che un giorno potesse arrivare una giustizia vera in cui i colpevoli vengano giudicati come colpevoli». Lo ha detto Daniela Castellano, figlia di Enrico, morto nel disastro ferroviario del 12 luglio 2016 dove due treni si scontrarono frontalmente sulla tratta a binario unico di Ferrotramviaria tra Andria e Corato. «Oggi ho paura che i mie sogni possano essere infranti. Magari sbaglio - ha detto Castellano ai cronisti a margine dell'udienza, che oggi dovrebbe concludersi con la sentenza -, ma umanamente è una cosa che fa male». Anche con una sentenza di condanna «non sarà - ha concluso - una vera felicità, ma una felicità amara: vi assicuro che oggi si verseranno molte lacrime». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA