Strage di Erba, reperti distrutti e intercettazioni: il ministro chiede gli atti

Sabato 15 Dicembre 2018
Una tenda, un cellulare, un mazzo di chiavi, dei cuscini, quattro giubbotti delle vittime, un pc, diciotto mozziconi di sigaretta. Sono i reperti trovati sul luogo della strage di Erba e andati distrutti su cui ha messo gli occhi il ministero della Giustizia. Per quel massacro Rosa Bazzi e Olindo Romano sono stati condannati in via definitiva. Ora gli ispettori di via Arenula vogliono chiarezza sulla distruzione di quel materiale, su cui la Cassazione aveva negato l’incidente probatorio, ma concesso alla difesa accertamenti autonomi.

PROCEDIMENTO PARTITO AD AGOSTO
Perciò è stata avviata un’ispezione ministeriale sull’inchiesta della strage di Erba, nella quale l’11 dicembre 2006 furono uccise quattro persone e una gravemente ferita. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha chiesto alla procura di Como gli atti. Il procedimento predisciplinare avviato su richiesta del Guardasigilli - uno dei tanti aperti, come specificano dal ministero - è partito i primi di agosto. «Qualche giorno prima, il 12 luglio, intorno alle 10, alcuni oggetti prelevati sul luogo del delitto e mai analizzati, perché mai ammessi al dibattimento, furono distrutti dall’Ufficio corpi di reato presso il tribunale di Como, come attesta il verbale firmato dal cancelliere che si recò all’inceneritore», spiega Fabio Schembri, l’avvocato di Olindo e Rosa, elencando i reperti. Un passo compiuto, però, poche ore prima che la Cassazione si pronunciasse, quello stesso 12 luglio, sul ricorso della difesa che aveva chiesto fossero eseguiti in incidente probatorio esami irripetibili proprio su quei reperti per cristallizzare eventuali prove. E a novembre, col deposito delle motivazioni, si è saputo che la Cassazione, pur dicendo no all’incidente probatorio, aveva lasciato aperta la possibilità per la difesa di far eseguire esami nell’ambito delle indagini difensive, dandone avviso al pm.

INTERCETTAZIONI
In carcere, condannati in via definitiva all’ergastolo, ci sono i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, vicini di casa delle vittime. I giudici hanno stabilito che marito e moglie hanno massacrato con coltelli e spranghe Raffaella Castagna, il figlioletto di due anni Youssef Marzouk, la mamma Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, accorsa con il marito Mario Frigerio, ferito gravemente, per capire cosa stesse accadendo nell’appartamento di Raffaella. Alla base di tanta ferocia, l’insofferenza della coppia nei confronti dei vicini Raffaella e di suo marito, il tunisino Azouz Marzouk, e delle persone che frequentavano la loro casa. Olindo e Rosa sono stati condannati in via definitiva. Ci sono stati tre gradi di giudizio davanti a 26 giudici. I ripetuti tentativi della difesa di far riaprire il caso, passando pure dalla Corte di giustizia europea, sono stati respinti. Rosa e Olindo sono stati condannati all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio, la Cassazione si è pronunciata il 3 maggio 2011. Ma in parallelo viaggia la vicenda dei reperti mai analizzati, al centro di un ricorso della difesa. «C’è poi una questione legata ad alcune intercettazioni che risultano nei brogliacci, ma non sono nei dischetti», aggiunge Schembri sospettando una «manipolazione». Anche su questo vuole fare chiarezza il ministero.
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